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L'OSPITE
14.11.2018 - 13:130

ROD, sarà il tempo a dare ragione a chi ha fatto questa scelta

Philippe Bouvet, Capogruppo Lega-UDC, Consigliere Comunale Massagno

Alla luce di quanto esternato dal MPS riguardo al ROD di Lugano, mi preme puntualizzare alcune palesi fatti.

Lugano, in quest’ambito, non è il primo Comune in Ticino ad avere un ROD che si basa sul raggiungimento di obbiettivi, in quanto già dal 2016 il Legislativo di Massagno ha adottato un Regolamento in tal senso, che poi ricordiamolo passa al vaglio degli Enti Locali per approvazione definitiva e se del caso torna al mittente per adeguamenti e correzioni, e dunque viene dimostrata una crassa ignoranza in merito all’iter procedurale ancora prima di una sua entrata in vigile ed applicazione.

Riguardo ad eventuali primati che fondamentalmente non interessano nessuno, se non i dipendenti comunali per i contenuti del documento,si fa presente che gli stessi hanno partecipato alla stesura del regolamento e lo hanno approvato per il tramite dei loro rappresentanti per quanto riguarda Massagno, e di sicuro Lugano non è da meno.

Pertanto l’MPS, al di la delle sue posizioni polemiche e moralizzatrici, si permette di fare ingerenza politica a livello Comunale, degna delle migliori dittature, in quanto non ha nemmeno un rappresentante eletto nel Comune di Lugano, per cui con quale diritto si erige a moralizzatore di regolamenti comunali? O forse ha dimenticato gli strumenti della democrazia diretta?

Dalla presa di posizione poi si capisce chiaramente la volontà di un movimento che vuole visibilità polemizzando ovunque e cercando di attirare a se i delusi di altre sponde politiche di sinistra, ricordando che tale movimento conta a livello cantonale per 1/90 esimo senza gruppo parlamentare e nei Comuni è inesistente se non a Bellinzona dove le 2 persone elette sulla loro lista non hanno accettato la carica, lasciandola a sconosciuti/e subentranti violando crassamente la fiducia dei loro elettori.

Sugli aspetti del ROD, sicuramente ampiamente discusso e valutato dalle parti coinvolte nella stesura del documento, sarà il tempo a dare ragione agli esecutivi e legislativi che hanno intrapreso tale scelta, ed ancora una volta si evince chiaramente che in seno a tale movimento la parola compromesso non fa parte dell’iter democratico mentre la dittatorialità politica si.

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