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L'OSPITE
12.09.2018 - 22:500

No ad una scuola che vuol livellare le capacità degli allievi

Vincenzo Iofaro, membro Comitato UDC Ticino

Questi sono i 3 punti importanti che mi fanno dire No alla scuola che verrà:

Primo:  I livelli A-B vengono eliminati -  I livelli sono un problema di mentalità sociale, dove la discriminazione è stata creata dai genitori, dai ragazzi e dai datori di lavoro. Gli allievi che seguono il programma di livello B non devono essere giudicati come incompetenti o inadeguati ad un profilo professionale richiesto da un datore di lavoro. I genitori non si devono "vergognare" di avere un figlio che frequenta la classe di livello B, in quanto il rendimento può essere minore a causa di problemi famigliari, sociali, mancanza di motivazione o difficoltà nella concentrazione. Questo non toglierà allo studente la possibilità di continuare gli studi in un secondo tempo passando da una maturità integrata o esami d'ammissioni.

Il sistema odierno permette a tutti di avere la possibilità di studiare, quindi è falso quanto afferma il DECS, asserendo che con il sistema odierno gli allievi con i livelli B non hanno la possibilità di continuare il percorso scolastico. Certo, gli allievi di livello A potranno andare direttamente alle scuole superiori. Gli allievi che terminano con il livello B probabilmente sceglieranno un esame d'ammissione oppure sceglieranno di fare un apprendistato con maturità integrata, ma non avranno perso tempo, ma bensì avranno già preso contatto con il mondo del lavoro, e avranno ancor più in chiaro su che studi intraprendere! 
Non sono anni persi ma sono esperienze che danno valore soprattutto al carattere e a quelle competenze trasversali da assimilare!


Secondo -  Oltre alle note alla fine dell'anno ci sarà un portfolio scritto che descrive le competenze trasversali (ad esempio quando un allievo è bravo a lavorare in team, oppure quanto è bravo nell'aspetto sociale o pratico delle attività o quanta motivazione e impegno ha dimostrato). Questo è davvero molto triste perché si vogliono giudicare ragazzi di 14 anni,  che devono ancora sviluppare queste competenze!  La situazione personale a quell'età si sa che può cambiare da un anno all'altro, crescendo,  superando determinati problemi personali o familiari). 

Un portfolio scritto significa: 
- Giudicare la persona, e non ciò che sa fare. Una persona, per altro, non ancora formata a livello personale!!
- Un piccolo genio con ottime note, ma che ancora non è in grado di socializzare senza problemi e dunque dimostrare impegno nei lavori di gruppo, è penalizzato in determinati ambiti lavorativi. 

Infine la possibile conseguenza peggiore di questo portfolio:
- un allievo che ha note scarse e per di più nel suo portfolio viene detto che non si impegna e non ha grandi abilità sociali è penalizzato per sempre, nessun datore di lavoro lo vorrà!  Nonostante nell'arco di due anni esso potrebbe diventare un ragazzo socievole motivato e molto intraprendente, ma questa è una variabile! Tutto dipende dalla volontà e dall'ambiente che circonda l'allievo.

Terzo -  Questa riforma sponsorizza solo l'ambito scolastico, senza pensare minimamente al profilo professionale. La scuola è di tutti ma non per forza tutti devono continuare a studiare, questo perché l'economia ha bisogno anche di ragazzi che scelgano un apprendistato, soprattutto in questo momento dove vediamo nascere nuove professioni! Abbiamo bisogno di nuovi professionisti!

In conclusione ribadisco che per me non ci sono ragazzi A o B, ma ci sono ragazzi che in un determinato periodo della loro vita hanno una diversa predisposizione allo studio, ma che può venir influenzata da fattori famigliari, sociali, personali.
Non possiamo dire che tutti i ragazzi devono essere uguali, e con uguali diritti e livello di capacità, perché non è affatto così, perché fuori dalla scuola il mondo è ben diverso da come lo vuole il DECS, ma soprattutto i ragazzi sono diversi! Non si tratta di diritti, si tratta di dare valore a chi in un determinato momento può dare di più.

In fine credo che fermarsi e rivalutare una riforma più ampia inserendo anche il fabbisogno del mondo del lavoro, ascoltando molto di più i docenti e collaborare veramente per un cambiamento che stia al passo con il fabbisogno professionale odierno, e che rispetti quella scuola che è di tutti e non del dipartimento è doveroso. Abbiamo una democrazia diretta, e trovo giustissimo che su un argomento così delicato ed importante che coinvolge tutti, venga data la decisione e la responsabilità finale ai cittadini.

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