L'OSPITE
30.08.2018 - 13:360

Chiediamo solo un progetto migliore per la nostra scuola

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

Il prossimo 23 settembre i ticinesi saranno chiamati ad esprimersi su un tema molto importante per il futuro dei nostri giovani, il credito di sperimentazione di 6,7 milioni per “La scuola che verrà”.

Il progetto promosso da Manuele Bertoli e dal suo Dipartimento, il DECS, non è solo pericoloso ma anche controproducente perché promuove un sistema scolastico che peggiorerà il livello qualitativo dell’insegnamento, mettendo i giovani ancora più in difficoltà quando saranno confrontati con il passaggio agli studi superiori o al mondo del lavoro.

La nuova impostazione proposta dal DECS vuole un sistema che elimina la differenziazione. Tutti gli allievi devono essere uguali e ottenere gli stessi risultati, concetti umanamente inconcepibili se non abbassando il livello generale. L’eliminazione dei livelli è certamente un bene vista l’errata percezione sia nelle famiglie che nelle aziende che utilizzano in modo improprio questo parametro per selezionare i futuri apprendisti, ma quanto proposto dalla riforma toglie un problema creandone altri dieci. Negli maggior parte dei Cantoni della Svizzera il concetto della differenziazione è molto accentuato. Già dai 10 anni di età i giovani devono scegliere tra un percorso che li indirizza verso la professione e un altro verso gli studi, con la dovuta flessibilità di cambiare formazione qualora la scelta fatta non fosse la migliore.

Bertoli e il DECS vogliono invece ostinatamente fare l’esatto contrario, in controtendenza a quanto avviene nel resto del Paese. Il mio partito sin dai primi lavori parlamentari si è opposto a questo progetto per i concetti appena elencati, grazie al referendum lanciato dall’UDC chiamiamo ora la popolazione ad esprimersi sul tema. In Parlamento la sperimentazione, che in realtà non è che l’anticamera della riforma vera e propria, è stata approvata anche con l’incomprensibile sostegno di PLR e PPD.

Nella prima consultazione proprio i liberali-radicali erano stati molto critici nei confronti del progetto, così come il sindacato OCST docenti. Nelle fasi finali del processo parlamentare il PLR, a fronte della possibilità di sperimentare un modello alternativo, che però non è altro che la brutta copia dell’originale, è salito sul carro guidato da Bertoli, così come fatto dal sindacato OCST Docenti.

Un'altra categoria molto critica è quella degli addetti ai lavori. Nel sondaggio promosso dal DECS i docenti hanno declinato l’invito, infatti solo il 14% di essi ha risposto. Chi ha partecipato al sondaggio si è espresso anche in modo critico, solo una piccola parte di essi si è detta disposta a sperimentare “La Scuola che verrà” nella propria sede. Per Bertoli e il DECS questo doveva essere un chiaro campanello d’allarme, ma hanno invece deciso di tirare dritto senza dare troppo peso alle critiche di chi la scuola la produce.

Durante la raccolta firme molti docenti dietro le quinte ci hanno aiutato, sono molto contrariati perché vedono il loro lavoro svilito, relegato a ruolo di funzionario della scuola e non di maestro, quello che ai tempi era invece al centro del mondo dell’educazione. Invito dunque i cittadini ticinesi a voler bocciare questa sperimentazione, così da obbligare il Consiglio di Stato e il DECS in particolare, a presentare una nuova riforma che tenga conto di quanto scaturito dai sondaggi, che coinvolga gli addetti ai lavori e l’economia, quella che infine è chiamata ad impiegare i nostri giovani una volta formati. Il 23 settembre è importante votare No per esigere una riforma al passo con i tempi, che prenda esempio dagli altri Cantoni e che non proponga salti nel vuoto per pura ideologia.

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