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OSPITE
12.06.2018 - 09:260

Che fastidio la democrazia diretta

Marco Chiesa, Consigliere nazionale UDC

A Berna ho ricavato la netta impressione che la classe politica sia piuttosto infastidita dalla sovranità popolare. L’intolleranza verso la democrazia diretta e l’autodeterminazione del nostro Paese sta crescendo e si sta allargando a macchia d’olio nei partiti.

La tesi di gran lunga più ardita che abbiamo sentito in Consiglio nazionale relativamente all’iniziativa sui giudici stranieri è chiaramente quella socialista. La sinistra profetizza che gli svizzeri, se lasciati liberi di decidere del proprio futuro in autonomia e indipendenza, sarebbero in grado di portare alla distruzione il nostro Paese. Per questi picconatori della democrazia diretta, l’autodeterminazione farebbe dunque rima con autodistruzione. Una bufala enorme.

Il popolo svizzero non ha bisogno di tutori internazionali, né camuffati da partner economici né da lodevoli Istituzioni. E l’iniziativa per l’autodeterminazione serve proprio a questo, a rimette al centro della nostra svizzeritudine la Costituzione di questo Paese e la sovranità del Popolo.

Come deputato e cittadino svizzero, non temo le non ho mai temuto e votazioni popolari; le accetto.

Non lavoro dietro le spalle della gente per vanificare le scelte democratiche; le metto in opera.

Non antepongo il diritto internazionale alla nostra Costituzione; anzi la valorizzo e la rispetto.

E qui sta il punto, la Costituzione quale fonte prioritaria e sacrosanta dei principi e dei valori che abbiamo voluto adottare e che ci unisono in un sola Willensnation, non può e non deve essere subordinata al diritto straniero.

Non desidero né per me stesso, né per i miei figli, una Svizzera colonia di altri Paesi o Istituzioni internazionali e ritengo estremamente rassicurante sapere che il Popolo svizzero possa sempre avere l’ultima parola praticamente su tutto. Gli svizzeri sono cittadine e cittadini maturi e civili a cui dar fiducia perché non si esprimeranno mai contro gli interessi della Patria.

Ciò che conta è dunque il volere del Sovrano, ciò che conta è la nostra Costituzione. Una Magna Charta che non deve essere l’emblema della nostra sudditanza ma l’insegna della dignità e della fierezza degli svizzeri.

Nessuno osi pensare di mettere la museruola alla nostra autodeterminazione, nessuno pensi che la nostra Costituzione possa essere contraddetta dal diritto internazionale o che le decisioni del Sovrano possano essere interpretate e applicate secondo le direttive di giudici stranieri.

Noi siamo in Parlamento per servire la nostra Costituzione, su cui giuriamo, e non per subordinarla al diritto internazionale deciso fuori dai nostri confini nazionali.

In Canton Ticino, ne sono certo, sentiremo nuovamente nelle urne la voce del sud delle Alpi, la voce forte e chiara dei ticinesi che vogliono essere liberi e svizzeri.

Un arrivederci dunque a novembre…

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