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L'OSPITE
06.06.2018 - 18:000

Il parco appartiene a chi lo crea

Dick Marty

Secondo il comitato “no al parco”, il Parco Nazionale del Locarnese non sarebbe voluto dal basso, ma sarebbe “la concretizzazione di una perfida strategia di organizzazioni internazionali fondamentaliste che intendono interdire progressivamente l’accesso umano all’intero arco alpino per lasciar spazio ad una natura artificiosamente selvatica”. Al di là di questa fantasiosa teoria complottistica, tale affermazione illustra una preoccupante misconoscenza dei meccanismi di funzionamento della nostra democrazia da parte degli oppositori a questo progetto. All’epoca in cui si sono gettate le basi giuridiche per la creazione dei parchi naturali d’importanza nazionale in Svizzera ero consigliere agli Stati a Berna. Adducendo motivi finanziari, il governo aveva appena cancellato dall’agenda parlamentare la revisione parziale della relativa legge sulla protezione della natura. È proprio grazie ad una mia mozione, approvata il 16 agosto 2004 dalla Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia, che, nonostante l’opposizione formale del Consiglio Federale, la revisione della legge è stata reinserita nel programma di legislatura 2004­2007 e sottoposta finalmente per decisione al nostro parlamento federale. All’epoca in tutto il paese, cittadini, comuni, enti regionali e responsabili del turismo stavano esaminando una quarantina di progetti volti ad istituire dei parchi affinché anche una protezione sostenibile della natura e del paesaggio potesse essere inclusa nei progetti di sviluppo delle economie regionali. Numerosi parlamentari avevano sostenuto queste classiche iniziative sviluppatesi “dal basso verso l’alto”, facendo poi in modo che questa modalità venisse ancorata anche nella legge. Non a caso essa prevede infatti che l’iniziativa di creare un parco, sia esso regionale o nazionale, debba venire dai comuni interessati e che a gestire i parchi siano poi i comuni che ne fanno parte. Essi sono infatti i soli a conoscere a menadito i bisogni delle loro comunità e a poter gestire un parco in modo che porti un plusvalore effettivo a tutti coloro che nel parco ci vivono. Ricordo poi che, a supporto della deputazione ticinese che era quasi compatta a favore della nuova legge, si mossero anche 49 sindaci del Locarnese su 50, per chiedere in una lettera al Consiglio Federale di accelerare l’iter delle disposizioni legislative sui parchi. Da questa legge, finalmente approvata dal parlamento nel 2006, negli ultimi 10 anni sono nati oltre una quindicina di parchi, tutti gestiti in proprio dai comuni. Il ruolo della Confederazione e dei governi cantonali è quello di valutare la qualità e l’idoneità dei territori proposti allo statuto di parco e, in caso di valutazione positiva, di fornire loro l’ambito marchio “Parco” e i mezzi finanziari necessari al loro funzionamento. Tutto ciò vale anche per il Parco Nazionale del Locarnese, con la differenza che i mezzi messi a disposizione di un parco nazionale sono fino a dieci volte superiori a quelli messi a disposizione per un parco regionale, cosa tutt’altro che trascurabile per le nostre vallate periferiche. Sono convinto che il parco nazionale contribuirà a rafforzare l’immagine et l’attrattività turistica di tutto il Locarnese e che porterà benessere e lavoro anche nelle valli più remote

Il Parco Nazionale del Locarnese costituisce pertanto un’opportunità difficilmente repetibile per la regione e i suoi abitanti. Vogliamo proprio sprecarla?


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