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L'OSPITE
15.04.2018 - 15:160

Elezione del sindaco: molte sorprese, poca memoria

Giorgio Zappa, già direttore liceo cantonale di Mendrisio

La sostituzione del sindaco di Mendrisio arrischia di passare alla storia come una vicenda costellata di sorprese ma anche segnata da un forte calo di memoria. Per quanto riguarda la memoria, il lettore che avrà la pazienza di leggere fino alla fine ne scoprirà il perché; per quanto riguarda le sorprese, la prima è proprio stata il punto di partenza, cioè le dimissioni di Croci: erano nel suo pieno diritto, dopo tanti anni di servizio, ma non molti le attendevano in questo momento. 

La seconda sorpresa venne subito dopo, con la decisione del PLR di rivendicare la carica, contestandola al partito di maggioranza relativa. Certo, anche qui a pieno diritto, se non fosse che le motivazioni della pretesa sono apparse subito piuttosto carenti, soprattutto considerando i risultati ottenuti dalla città di Mendrisio nel periodo dei sindacati di Pier Luigi Rossi e Carlo Croci. Si disse  allora che il motivo della rivendicazione era quello del cambiamento; dimenticando tuttavia di dire che cosa si dovesse cambiare, al di là del partito. 

La nuova sorpresa si aggiunse subito dopo: per la campagna il PLR decise di scavalcare il proprio vice-sindaco e di puntare su Samuele Cavadini, proprio per porre l’accento sul cambiamento. Chi è un po’ addentro nelle cose del comune, è indotto a pensare che la decisione sia nata  in seno al partito grazie al prevalere di una corrente alla quale dava fastidio il clima di collaborazione regnato nel Municipio sotto la guida di Croci e che per questo ha pensato di “punire” il vice-sindaco per averla “troppo” assecondata. 

Comunque fossero le cose, una volta fatte le scelte, il secondo partito di Mendrisio si è trovato nella necessità di motivarle: e, non avendo molti argomenti per sostenere un confronto tra le competenze e l’esperienza politica dei due candidati, è stato inventato il criterio della “prossimità ai cittadini”, come se i successi politici e la brillante attività di Marco Romano al Consiglio nazionale fossero tutti motivi per escluderlo dalla carica di sindaco. 

La trovata partì dal sindaco di Chiasso; fu sposata dal presidente cantonale del partito Bixio Caprara (che ha liquidato come “segnali di fumo” il lavoro dei Consiglieri nazionali ticinesi a Berna) e, per finire, fu esplicitata da Luca Pestelacci che sul Corriere del Ticino (e poi ancora sull’Informatore) ha costruito anche una sua personale preoccupazione per “potenziali conflitti d’interesse”. 

Siccome condivido l’opinione di Pestelacci che “i cittadini hanno il diritto di poter decidere con piena conoscenza di causa, non resisto alla tentazione di segnalare l’ultima sorpresa di questa campagna:  e qui entra in gioco la poca “memoria locale” di quei politici che, per evitare un vero confronto fra i due candidati, hanno dato questa impostazione alla discussione. E’ bene allora ricordare che prima del 1972 il PLR, forte della sua maggioranza relativa, ha detenuto a lungo la carica di sindaco a Mendrisio e nel periodo 1941-1972  il timoniere fu una personalità di spicco non solo a livello locale: orbene, Giulio Guglielmetti tenne le redini del comune anche nei due quadrienni in cui fu Consigliere nazionale (1951-1959); ma non solo, per il secondo quadriennio (1955-1959) fu anche deputato al Gran Consiglio, cumulando quindi non solo due, bensì tre cariche. Non ricordo che qualcuno, neppure il suo partito, lo abbia criticato per il cumulo delle cariche o ritenuto a rischio di conflitti di interesse. E non c`è bisogno di obiettare che i tempi sono cambiati e che Mendrisio è ora una città e non più un borgo; è infatti troppo facile rispondere che le cose sono cambiate in due direzioni ed oggi la distanza da Berna non è più, quanto ai tempi, quella di 50 anni or sono.

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