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L'OSPITE
10.04.2018 - 15:530
Aggiornamento 16:56

Scuola che verrà: sosteniamo la riforma scolastica

Paola Andreoli e Tanja Capelli, Gruppo Genitori SCV

Nel corso degli anni molti partiti si sono espressi sull’attuale sistema scolastico riconoscendo che esso non è più conforme alle esigenze professionali dettate dal mercato del lavoro. Dopo cinque anni di studi nasce la proposta di riforma scolastica “La scuola che verrà” (SCV). I tempi e le risorse impiegate per dar forma a questo progetto parlano di un modello tutt’altro che sperimentale: la SCV favorisce i cambiamenti auspicati, primo fra tutti quello di orientarsi verso una scuola equa dove ad essere valorizzate sono le caratteristiche individuali degli studenti. 

Abbiamo quindi accolto con grande entusiasmo la decisione del Gran Consiglio di accordare il credito a favore della SCV. E’ però cosa nota che contro questa decisione è stato indetto un referendum di stampo più politico che sociale: la recente sconfitta subita in sede di votazione, ha imposto ad alcuni di trovare un nuovo palcoscenico dove riscattarsi. Per paura di fallire nuovamente, la raccolta delle firme avviene contro retribuzione. Un esempio poco istruttivo per i nostri giovani che implica anche un significativo risvolto sociale: se il referendum dovesse concludersi con successo, il progetto pilota SCV verrebbe temporaneamente sospeso, ritardando di ulteriori 5 anni l’implementazione della riforma scolastica a livello cantonale. 

Chi valuta di sottoscrivere il referendum deve quindi essere cosciente delle conseguenze della sua scelta e per farlo non può non tenere in considerazione quanto segue: 

1) Il sistema dei livelli e dei corsi dura da 30 anni: se prima funzionava perché era figlio di una scuola precedente con una netta separazione (Maggiori e Ginnasio) oggi appaiono sempre più i difetti. Poche famiglie accettano di buon grado l'iscrizione ai corsi B, lezioni private (per chi se le può permettere) tentano di supportare questa ambizione, i passaggi durante la terza e la quarta creano aspettative spesso disilluse, l'uscita dalla Sme crea parecchi problemi a chi possiede una licenza con i corsi B. Tutto questa genera tensioni nelle famiglie e nei ragazzi. 

2) Attualmente, nella realtà di tutti i giorni (in particolare nel Sottoceneri), diventa molto difficile trovare sbocchi scolastici o professionali con una licenza con i corsi B. Alcuni esempi: molte scuole professionali a tempo pieno mettono in graduatoria i ragazzi iscritti, preferendo i detentori di un curricolo migliore; le stesse professioni in apprendistato tendono sempre più a preferire (per non dire a scegliere unicamente) i portatori di corsi A: impiegati di commercio e d'ufficio, meccanici, elettricisti, assistenti di studio medico, di farmacia, di studi veterinari, di studi dentistici, ma anche estetiste e parrucchiere... Insomma la paletta dei posti dove è possibile postulare una candidatura per certi ragazzi si assottiglia sempre più. Ecco il perché di questa fuga dai corsi B. 

3) I corsi A in origine dovevano essere indicati al 30/40 % degli allievi, in quanto impegnativi e di qualità. Questo continuo incremento dei numeri ai corsi A (oggi percentuali attorno al 60-70% di iscritti) ha portato ad un parziale abbassamento della qualità del lavoro ai corsi A, sfavorendo così anche gli allievi più brillanti. Inoltre i corsi B sono diventati poco competitivi, in quanto costituiti da ragazzi molto fragili. 

4) La scelta della riforma SCV di proporre dei laboratori a metà classe già dalla prima media, ha lo scopo di spingere più in là le possibilità di differenziare in aula (con materiali ed esercitazioni diverse per gli allievi) grazie ad ore con meno allievi. Questa pratica è già stata introdotta in quarta media con i laboratori di italiano e scienze, generalmente molto apprezzati da ragazzi e insegnanti. E’ chiaro che iniziare dalla prima media avrebbe grossi vantaggi sullo sviluppo delle competenze di ogni allievo. 

5) L'introduzione degli atelier, una nuova formula a doppio docente in matematica, italiano (prima e seconda) e a matematica e tedesco (terza e quarta) ha lo scopo di creare uno spazio istituzionale di due ore settimanali per sostenere i ragazzi nello studio: una forma di studio assistito disciplinare, proprio nelle materie che richiedono oggi alle famiglie ore di lavoro a casa o di lezioni private. 

6) Il ritorno delle opzioni, inserite anche nelle sei possibili settimane progetto, deve essere ben visto soprattutto per quei ragazzi che scelgono un percorso impegnativo (con francese e latino) oggi esclusi da momenti opzionali più concreti e strettamente legati al mondo del lavoro. 

Il partito promotore del referendum ha criticato la riforma scolastica con argomentazioni populiste già utilizzate in altre campagne referendarie poco trasparenti. Ma ciò che è più preoccupante è la loro controproposta: talmente distante dalle esigenze attuali che è stata subito accantonata.

A sostegno del futuro dei nostri giovani, invitiamo quindi a non firmare il referendum lanciato contro la SCV. 

Chiediamo inoltre ai genitori, giovani, docenti, datori di lavoro, direzione di enti formativi, scuole medie, università, scuole professionali, rappresentanti di categorie professionali e sindacati di attivarsi e di testimoniare il proprio sostegno alla Scuola che verrà inoltrando una mail a: favorevole.scv@gmail.com (entro il 25 aprile 2018).

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