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L'OSPITE
20.03.2018 - 10:100

Servizio pubblico e gigantismo della RSI

Luca Buzzi

Passato lo spauracchio della NO Billag, contro la quale abbiamo combattuto con convinzione, penso che valga comunque la pena di fare qualche breve riflessione sui temi emersi nella campagna ed in particolare sul gigantismo della RSI.

Ricordo, solo per fare un esempio, quella partita di calcio con ben 8 o 9 commentatori: 2 in cabina, 2 a bordo campo e 4 o 5 nello studio di Comano. Non si pretende di ritornare ai bei tempi nei quali un cronista (Albertini o Colotti) gestiva da solo un evento del genere, ma perfino la SRF, che ha molti più mezzi finanziari a disposizione e che dedica al calcio molto più tempo della RSI, non ha mai raggiunto questi limiti (generalmente in sede ha due soli commentatori: un giornalista e un “esperto” ex-calciatore).

Passando ad un esempio di infrastrutture potrei citare la nuova scenografia introdotta da un paio d’anni a “Patti chiari”. Non penso che per aumentare l’audience siano necessarie scene “hollywoodiane”, effetti speciali o l’ultimo grido della tecnologia, ma quello che conta sono i contenuti interessanti (che la trasmissione generalmente ha). Oltretutto una trasmissione per i consumatori dovrebbe educarci contro il consumismo che, in tutti gli ambiti, ci invoglia a possedere l’ultimo modello tecnologico, creando costi e rifiuti inutili.

D’altra parte proprio quasi in contemporanea con la nuova scenografia, la RSI ha soppresso per “motivi di risparmio” un’interessante trasmissione informativa, “Il Ponte”, che invece dovrebbe proprio rappresentare l’esempio di quello che ci si aspetta da un servizio pubblico.

Con l’investimento per la nuova tecnica e scenografia di Patti chiari, per quanti mesi o anni si sarebbe ancora potuto prolungare la trasmissione “Il Ponte”?

Passando velocemente ad altri ambiti ci si può legittimamente chiedere se è compito di un servizio pubblico organizzare giochi e quiz con lauti premi, probabilmente pagati con il canone e quindi a carico del contribuente, o trasmettere così tante serie TV (generalmente americane e tutte assieme certamente costose), spesso insulse e violente, certamente diseducative.

Con un po’ più di sobrietà e scelte diverse si potrebbe quindi ottemperare meglio al servizio pubblico e investire invece dei soldi del canone ad esempio anche nella Agenzia Telegrafica Svizzera, altrettanto fondamentale per un’informazione seria e completa nelle lingue minoritarie.

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