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L'OSPITE
07.03.2018 - 07:380

Le sfide della SSR del futuro

Diego Baratti, Vicepresidente Giovani UDC Ticino

Come preannunciato l’iniziativa “NoBillag” è stata bocciata a grande maggioranza dal popolo svizzero. Un chiaro segnale, che però la SSR SRG non deve ora utilizzare come pretesto per continuare tutto ciò che ha fatto finora, ma semmai il contrario. La produzione di programmi scandalosi in nome del fantomatico servizio pubblico (come ad esempio il programma SRF su come masturbarsi) non devono mai più verificarsi. La SSR deve ora puntare a programmi di informazione e intrattenimento di qualità, che hanno diretto e stretta attinenza al servizio pubblico e alla realtà locale e nazionale. Non tutto quello che è TV è servizio pubblico, certe trasmissioni povere di valore lasciamole alle TV italiane. Voci critiche contro la SSR devono ora essere ascoltate (e non allontanate come spesso si è visto) per capire dove e come si può migliorare, e cosa invece sarà meglio tralasciare. Anche i commenti di parte, a cui tanto si è visto negli ultimi anni, devono essere eliminati. Una ditta che opera sotto un mandato pubblico non può permettersi di dare la sua versione di fatti, ma deve dare semplicemente i fatti, in modo neutrale e apolitico, in modo tale che il cittadino possa farsi una sua idea non corrotta.

Il tanto decantato e promesso “Piano R”, come Risparmio o Ristrutturazione o Riforme, diventa dunque ora vitale per la credibilità della SSR e deve essere quindi al più presto attuato. Un’impresa con una gestione aziendale come la SSR SRG ma senza sussidi statali sarebbe già fallita da tempo sotto le influenze del libero mercato e dei giochi di domanda e offerta. I manager SSR devono ora fare delle scelte, di programmazione e di contenuti, e ridurre notevolmente i costi. Certo ciò porterà ad una riduzione dell’offerta e anche degli impieghi, ma quello ne uscirà sarà una SSR forte, efficiente e efficace, capace di interpretare al meglio il suo ruolo di detentrice del mandato pubblico, senza abusarne. Con un lavoro manageriale in questo senso si potrebbe prevedere di ridurre annualmente il canone in modo graduale fino a raggiungere la somma, non poi tanto lontana, di 200 chf all’anno. Una somma che in molti sarebbero disposti a pagare, e che sarebbe vista più giusta, in base ad una comparazione internazionale e al rapporto qualità prezzo. Sarà difficile? Ovviamente, ma il margine di manovra c’è, ed è esteso; un piccolo esempio: cosa serve inviare quattro giornalisti con altrettanti telecameramen e addetti al suono di quattro sottoaziende diverse ad un evento nazionale, quando basterebbe una squadra sola e poi far tradurre il tutto nelle tre lingue mancanti? Le sfide che attenono la SSR del futuro sono grandi, ma non è possibile fallire: ne andrebbe della qualità mediatica Svizzera e anche un po’ della coesione nazionale. Sono sicuro che la SSR può vincere questa sfida, ne sarai molto contento, ma deve farlo con l’aiuto di tutti, per evitare che quei “No, ma…” all’Iniziativa come il mio si trasformino in futuro in Si.

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