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OSPITE
11.01.2018 - 20:000

Un secco e convinto NO a "No Billag"

Associazione Incontro democratico

Ancora una volta il prossimo 4 marzo il popolo svizzero sarà confrontato a un esercizio di democrazia diretta avvelenato. L’iniziativa popolare “no Billag”, al di là di un titolo come spesso succede fuorviante, chiede semplicemente di abolire il servizio pubblico nel contesto dei mass media elettronici. Il testo è assolutamente chiaro: stabilisce che la Confederazione non può sovvenzionare emittenti radiofoniche e televisive e quindi non può riscuotere il canone. Le concessioni per la radio e la televisione saranno messe all’asta periodicamente dalla Confederazione.

Si tratta di un attacco diretto e senza vie d’uscita al servizio pubblico e questo in un momento in cui in altri settori ci si mobilità proprio a difesa di quel servizio che con gli anni ha continuato a perdere di valore, il tutto a carico del cittadino che si vede costretto ad assumersi gli oneri di privatizzazioni palesi o nascoste che minano la fiducia della gente nelle istituzioni (vale per tutti le chiusure degli sportelli postali decisi dalla direzione della Posta).

Nel caso di “no Billag” le conseguenze saranno devastanti:

  • Nel settore dei mass media elettronici viene a cadere il concetto di coesione nazionale che ha salvaguardato finora la difesa delle minoranze, un concetto fondamentale nel nostro sistema istituzionale che non permetterebbe più di dare risposte alle problematiche fondamentali del paese in un contesto di un federalismo che si vuole costruttivo. Si tratta quindi di un attacco alla democrazia diretta proprio in un momento in cui gli stessi ambienti che sostengono l’iniziativa sono gli stessi che chiedono e dicono di ascoltare la voce del popolo.
  • Oggi, per legge, la Ssr deve informare la popolazione in modo indipendente: né i privati né le autorità possono quindi influenzare i contenuti delle trasmissioni. La Ssr è anche obbligata a offrire contenuti equivalenti e variati in tutte le lingue nazionali: regole fondamentali che non saranno più valide con l’applicazione dell’iniziativa.
  • Verranno soppressi migliaia di posti di lavoro che non potranno essere garantiti alle stesse condizioni dai privati che si aggiudicheranno le concessioni. La commercializzazione del settore avrà quale conseguenza diretta che gli interessi privati prevarranno sempre su quelli pubblici.
  • Conseguenze ancora peggiori per la RSI che perderebbe più di 200 milioni di canone (il 21,8% del totale a fronte del 4,5% che viene incassato), più di 1'100 posti di lavoro in un settore altamente specializzato e quindi di difficile occupazione alternativa. Tutto questo senza tener conto che, secondo l’istituto BAK di Basilea, un contributo di 1 franco genera 1.42 franchi di valore aggiunto per l’economia svizzera.
  • Oltre alle reti SSR saranno colpite anche 13 televisioni regionali (fra cui Teleticino) e 21 Radio locali (fra queste radio 3i e radio fiume ticino) che rischierebbero la chiusura immediata. Un vero terremoto che avrà come conseguenza solo dei potenti canali di distribuzione internazionali che se ne faranno un baffo delle minoranze, della cultura, della politica regionale.

Tutto questo per cosa? Per far risparmiare alla “nostra gente” 451 franchi all’anno di canone radiotelevisivo che a partire dal prossimo anno si ridurranno a 365 franchi, ossia 1 franco al giorno. Dando per scontato che la radiotelevisione privata sarà gratuita il che è una bugia e una manipolazione degna del più abile manipolatore della realtà.
 
Incontro Democratico ricorda che i suoi valori restano il contributo per uno sviluppo di un Ticino moderno, che ribadisca con forza i principi dello stato di diritto, del rispetto dei diritti fondamentali e sociali garantiti dalla Costituzione, della laicità dello stato, del primato della scuola pubblica, di uno sviluppo effettivamente sostenibile, per sostenere il ruolo dello stato come elemento forte di riequilibrio delle disuguaglianze sociali e territoriali e come motore di sviluppo della comunità ticinese, per sostenere la visione di una società aperta, multiculturale e coesa. Solo una radiotelevisione pubblica forte potrà garantire che questi obiettivi per una società migliore e garante dei diritti di tutti i cittadini possano essere raggiunti. Sono valori che vanno ben al di là dei 400 e rotti franchi di canone che vengono chiesti alla popolazione per garantire un servizio pubblico necessario allo sviluppo armonico di una società che ha bisogno di concretezza e non di proclami populistici che lasciano il tempo che trovano.

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Ultimo aggiornamento: 2018-07-17 06:14:32 | 91.208.130.86