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L'OSPITE
03.09.2017 - 11:500

Legge della scuola: il 24 settembre voto NO

Tessa Prati, Membro di Consiglio Comunale Lugano (PS)

Da poco tempo ho terminato le scuole superiori, per questo sento di poter esprimere la mia opinione sulla revisione della legge della scuola che voteremo il 24 settembre con cognizione di causa.

Io voto NO perché solo l’idea di una verifica nozionistica di civica mi urta. Storia, geografia, filosofia, economia: in questi ambiti si impara ad essere cittadini. Chi sostiene che non ci sia un’educazione civica si sbaglia, è sicuramente meno visibile, si intreccia con tanti temi che si affrontano nelle lezioni di materie diverse, ma esiste.

Io voto NO perché se durante le medie o il liceo mi avessero chiesto di assimilare nozioni di civica slegate dal contesto storico e dalla realtà, oggi, probabilmente, non mi importerebbe molto della cosa pubblica, e non saprei forse nemmeno quanti sono i Consiglieri di Stato.

Per noi giovani la richiesta di imparare a memoria è spesso controproducente; dalla memorizzazione fine a se stessa, di cui non vediamo il senso, non ricaviamo alcuna motivazione. La revisione della legge della scuola rispecchia una società che sta invecchiando e che sembra non volerci capire.

Oggi sono orgogliosa di poter dire che la mia vicinanza alla politica sia dovuta proprio a quello che ho imparato a scuola, anche grazie a molti docenti. Sono stati i professori che hanno reso vivi e interessanti soggetti che mi sarebbero apparsi noiosi. L’interdisciplinarità, caratteristica essenziale della scuola moderna, insegna a collegare fra loro temi che sembrano distanti, a cogliere il senso di quello che si studia. Così ho imparato ad essere critica, a guardare le cose da prospettive diverse e ad avere un’opinione. Considerare una lezione di "educazione civica, alla cittadinanza e alla democrazia", separata dal resto dell’insegnamento allontanerebbe ulteriormente la civica dalla realtà e i giovani perderebbero, ancora di più, l’interesse. È una pretesa semplificazione che non permette di conoscere meglio la realtà sociale in cui siamo immersi e non la rende più interessante, anzi. Ho sentito parlare di tre pilastri: istruzione scolastica, educazione alla cittadinanza, introduzione nella vita sociale. Se il primo pilastro perde di attrattiva ne risentono anche gli altri due e il risultato è un totale disinteresse per la politica e quindi la rinuncia alla partecipazione. La conoscenza delle istituzioni è importante, certo, ma avviene all’interno di un processo di comprensione più ampio. La sola conoscenza delle istituzioni potrebbe forse bastare per ottenere una partecipazione impulsiva, senza troppa analisi e ponderazione; ma per raggiungere una partecipazione responsabile, no.

Per questi motivi, se qualcuno mi chiede «cosa voti?» rispondo: il 24 settembre voto NO.



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