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L'OSPITE
20.09.2016 - 22:000

Il municipio ha già smesso di credere nel LAC?

Nicola Schoenenberger, consigliere comunale I Verdi

Il Consiglio direttivo deve essere composto da membri con comprovata esperienza e competenza che supportino il raggiungimento ottimale degli scopi e dei compiti. Il riparto politico non deve rappresentare un criterio per la designazione dei membri del Consiglio direttivo”. Questo è quanto riportano gli statuti dell’Ente autonomo LAC. Visti i toni del dibattito sorto attorno alla scelta dei candidati al Consiglio direttivo, si è sorpresi nello scoprire che il consiglio non dovrebbe avere finalità politiche, bensì favorire il successo della struttura.

Ultimamente, invece, non si è fatto che parlare di politica, dimenticando il tema fondamentale: il LAC. Perché il Municipio ha delegato la proposta dei membri del Consiglio direttivo al Consiglio comunale, provocando un tumulto di intrighi politici? Inizialmente il Municipio insisteva affinché fosse lui a scegliere i candidati validi per il Consiglio direttivo. Principio che è poi stato modificato dal Consiglio Comunale, il quale si è riservato il diritto di fungere anch’esso da “cacciatore di teste”. L’articolo dello statuto del LAC che tanto infastidiva il Municipio viene ora usato dal Municipio stesso per svincolarsi dalle proprie incombenze. Ma delegare tutto al Consiglio comunale è una mancanza di responsabilità e un diniego dei propri principi. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un Municipio che, quando deve decidere, scarica la responsabilità su altri?

Il secondo quesito che sorge spontaneo è perché definire il LAC ente autonomo se di fatto è un’appendice politica? Il Consiglio direttivo di un ente autonomo serio deve avere un rappresentante dell’istituzione pubblica che lo controlli. Al massimo due. Gli altri consiglieri, per garantire il raggiungimento degli obiettivi, devono essere tecnici e buoni strateghi, persone con competenze settoriali, che portano la loro esperienza e contatti. Ora, nel Consiglio direttivo del LAC, avremo quasi solo politici. Oltre ai tre consiglieri interni alla Città designati d’ufficio, ci sarà una politica e un ex candidato al Municipio. Questo per un ente che si vuole posizionare all’estero quale centro di competenza per l’arte e la cultura?
Del resto non sarebbe la prima stranezza del LAC. Quella più eclatante è forse l’aver fatto del LAC, anziché un centro con una propria identità, “un contenitore di attività culturali promosse da altri Enti”, ognuno gestito da un proprio direttore, ma di aver comunque chiamato a dirigerlo un professionista di alto livello, Michel Gagnon, a cui si direbbe sia data la libertà di un concierge.

 

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