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L'OSPITE
08.09.2016 - 09:000

Economia verde: non esageriamo!

Marco Passalia, deputato PPD in Gran Consiglio

Limitare le libertà personali tanto da dover rinunciare a farsi una doccia calda o mangiare una banana? Queste sono solo due delle estreme conseguenze che dovremmo affrontare – nella normalità di tutti i giorni - nel caso in cui il popolo svizzero decidesse di approvare l’iniziativa «Per un’economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse (economia verde)» in votazione il 25 settembre. In concreto questa iniziativa vuole inserire nella Costituzione federale il principio di un’«economia circolare» estremamente vincolante. Entro il 2050, la Svizzera dovrebbe infatti diminuire il suo consumo di risorse di almeno il 65%. Ciò significherebbe limitare il consumo o la produzione di numerosi beni ed introdurre tasse d’incentivazione ecologiche e nuovi vincoli. I settori maggiormente toccati sarebbero quelli dell’alimentazione, dell’alloggio e della mobilità; inutile dire che l’intera economia svizzera subirebbe una drastica recessione con conseguenze nefaste sull'occupazione. La Confederazione, in caso di approvazione popolare, sarebbe costretta ad introdurre misure incisive nel libero mercato che provocherebbero, a cascata, tutta una serie di restrizioni e di conseguenti aumenti di costi. L’industria svizzera sarebbe particolarmente colpita dato che per produrre ha bisogno di molte risorse ed energia. Le imprese, costrette a subire una forte pressione dello Stato, non potrebbero più vantare quel dinamismo che oggi le rende performanti. I costi aumenteranno e conseguentemente il mercato del lavoro subirà una contrattura. Dobbiamo quindi chiederci, chi vorrà ancora investire nel nostro Cantone e in Svizzera, unica nazione - in questo scenario poco edificante - ad imporre limiti così radicali? Limiti che sarebbero anche legati alla mobilità perché per poter raggiungere l’estremo obiettivo dell’iniziativa bisognerà diminuire i propri spostamenti e quelli delle merci. Come ben sappiamo il Ticino è un Cantone fatto di valli e Comuni discosti e la scelta dell’automobile è spesso una necessità per recarsi al lavoro o a far la spesa.

La Svizzera già oggi è una nazione all’avanguardia nei campi del risparmio energetico, nel riciclaggio dei rifiuti e nelle sensibilità dei singoli individui verso il benessere del nostro pianeta. Voler introdurre nella Costituzione un articolo che obblighi tutti i cittadini a dover cambiare radicalmente il proprio modo di vivere è una pretesa estrema. Le conseguenze dell’iniziativa comporterebbero un mutamento radicale per la società svizzera e questo senza un reale miglioramento della salvaguardia del nostro ambiente. Ed infine ricordiamoci che le sfide ambientali non hanno confini nazionali e che devono essere combattute a livello mondiale. La piccola Svizzera non deve continuare ad avere il complesso di prima della classe proponendo iniziative inapplicabili alla realtà odierna.

 

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