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L'OSPITE
08.04.2016 - 12:000

Comuni forti e Comuni deboli: questione di punti di vista

I 13 sindaci che partecipano all'Aggregazione del Bellinzonese

I sottoscritti Sindaci dei 13 Comuni che partecipano all’Aggregazione del Bellinzonese hanno preso atto dalla stampa della richiesta di 23 Comuni finanziariamente forti, chiamati a versare un contributo di solidarietà sulla base di una Legge cantonale, ai Comuni “deboli”, di correggere presunte distorsioni del sistema di calcolo di tali contributi.

Le rivendicazioni dei Comuni cosiddetti “paganti” ai sensi della Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale (LPI) non sono nuove né lo è il metodo per portarle avanti. Non è infatti la prima volta che questi enti locali si rivolgono direttamente e bilateralmente al Consiglio di Stato, anziché portare questi temi nelle sedi deputate. Fatto già in sé discutibile. A tal proposito è perciò opportuno ricordare che rappresentanti di Comuni paganti – tra i quali segnatamente Lugano – hanno sottoscritto una lettera d’intenti in seno alla Piattaforma di dialogo tra Comuni e Cantone, in cui si dichiara che una nuova riforma della LPI sarà intrapresa soltanto nell’ambito del progetto strategico “Ticino 2020”, che prevede la riforma dei compiti di Stato e Comuni, dei flussi finanziari tra questi livelli istituzionali e anche appunto della perequazione finanziaria. Questa nuova fuga in avanti non è quindi certamente in linea con gli accordi raggiunti e sottoscritti in Piattaforma.

Oltre alle questioni di metodo, i sottoscritti Sindaci desiderano però anche esprimere una considerazione di merito. La LPI, sostanzialmente, garantisce a tutti i Comuni del Cantone risorse fiscali pro capite da investire nell’erogazione di servizi e nella realizzazioni di investimenti pubblici pari almeno al 70% della media di tutti i Comuni ticinesi. Ora, è piuttosto facile capire che se la media è 100 e garantiamo attraverso la LPI che tutti dispongano almeno di 70, vi sarà una parte di enti pubblici che disporrà comunque ancora di 130. Senza nulla togliere al ruolo di traino economico dei Comuni paganti, è quindi
opportuno rilevare che la LPI non ha nulla di invalidante o depauperante nei loro confronti, bensì introduce un elemento di solidarietà che garantisce pari dignità a tutti gli abitanti del Cantone, a prescindere dal luogo di residenza, senza tuttavia eliminare tutte le differenze che esistono aritmeticamente ma non solo, tra un 130 ed un 70.

Differenze che nascono in gran parte dalla presenza in alcune regioni del Cantone di una densità di persone giuridiche dal substrato fiscale interessante, che non necessariamente dipende dalla virtuosità o meno degli amministratori locali. Non sono peraltro mancate in passato proposte di “cantonalizzare” i gettiti provenienti dalle persone giuridiche e garantire così una loro redistribuzione più equa a beneficio di tutti gli enti locali. Senza arrivare a riproporre questo tipo di istanze politiche, i sottoscritti Sindaci ritengono opportuno evidenziare anche questo tassello, parte di un quadro legislativo che oggi garantisce un equilibrio vivibile tra le varie regioni ed i poli del Cantone.

Sempre in tema di differenze, va poi anche ricordato che il Cantone investe ogni anno centinaia di milioni di franchi nelle regioni “paganti”: si pensi ad esempio al Piano dei trasporti del Luganese o al campus universitario di USI e SUPSI, per citare soltanto due esempi tra i più significativi. Investimenti che si vorrebbe fossero tenuti in considerazione anche dai Municipi dei Comuni “paganti” quando si esprimono sullo strumento della LPI. 

I Sindaci dei 13 Comuni dell’Aggregazione del Bellinzonese invitano quindi il Consiglio di Stato a voler tenere conto di tutti gli interessi in gioco e si riservano di chiedere un incontro per esprimere e difendere gli argomenti dei Comuni che beneficiano oggi di un contributo LPI.

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