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L'OSPITE
29.01.2015 - 08:350
Aggiornamento : 10.01.2018 - 10:20

Frontalieri ancora in aumento senza visione e volontà politica concreta!

Mauro Damiani, Candidato al Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi, Cugnasco-Gerra

I ticinesi diventano sempre più poveri e i datori di lavoro sempre più ricchi a danno della collettività in particolar modo ticinese. I politici, con il loro sfrenato lassismo, confermano di avere ben altri interessi da perseguire piuttosto di occuparsi della gente. Lo avevo già scritto alcuni anni fa: per ridurre il numero di frontalieri è necessario azzerare (o quantomeno diminuire sostanzialmente) l’interesse economico che è alla base di qualsiasi scelta operata dai moderni datori di lavoro. È necessario allestire un catalogo delle professioni fissando dei salari minimi ai quali i datori di lavoro dovrebbero attenersi, chi non lo volesse fare sarà chiamato a riversare la differenza in un fondo speciale i quali introiti dovranno poi essere destinati a chi ha bisogno di aiuto. Qui sì che gli ispettori servirebbero per smascherare coloro che proponessero condizioni di lavoro fasulle come sappiamo che accade. Per difendere questo scenario, potremmo usare un termine utilizzato e applicato con successo dai sindacati: prelievo di un contributo di solidarietà al quale nessuno può sottrarsi anche se non affiliato al sindacato.

Una volta tolto l’interesse economico, i datori di lavoro dovranno scegliere se far lavorare un frontaliere o un residente, senza più scuse o meglio sarebbe chiamarle con il loro vero nome: BALLE. C’è da scommettere che il numero di frontalieri diminuirebbe fino a ridare dignità alle persone disoccupate che vivono in Ticino e che giornalmente vengono insultate dal frontaliere di turno che sputa nel piatto dove mangia (per fortuna una minoranza). Ritengo che non ci sia niente di male a fare il frontaliere come non c’è niente di male a voler difendere il proprio territorio e la gente che vi abita. Con queste premesse accetterò ancor meglio i buoni propositi di chi afferma che “chi vive in Ticino, fa la spesa in Ticino”. Dobbiamo infatti impegnarci con tutte le nostre forze affinché “chi fattura in Ticino, dia lavoro ai ticinesi” e allora sì che si potrà fare quadrato attorno al problema che, diciamocelo chiaramente, è solo legato ai soldi di chi li ha già e ne vuole sempre di più, forse per spendere meno. Si riuscisse a intervenire in tal senso, molto probabilmente la moda del voler incentivare i datori di lavoro attraverso il solito denaro pubblico affinché assumano personale residente, verrebbe meno. Oggi, lo sappiamo tutti, questi incentivi vengono sfruttati fino ad esaurimento da veri e propri criminali del lavoro e alla fine il ticinese si ritrova di nuovo disoccupato. Dovremmo finalmente avere il coraggio, lontani da interessi di partito ma soprattutto personali e legati all’appartenenza dei politici di grido alle varie lobby economiche, di adottare misure che disincentivino chi non vuole assumere i ticinesi.

E se tutto ciò non fosse sufficiente, attendiamo la messa in atto delle misure previste dal voto del 9 febbraio che i soliti noti vorrebbero annullare dittatorialmente o magari rivotando perché “la gente non capisce mai niente”. La gente capirà bene il 19 aprile 2015 cosa è necessario fare e chi è opportuno sostenere.

Ne sono profondamente convinto: le possibilità di fare qualcosa ci sono ma è necessario cambiare il paradigma di base perché se il mondo va alla rovescia, allora è giunto il momento di capovolgere l’approccio ai problemi che ci toccano più o meno tutti e dai quali nessuno di noi è immune.

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