MINSK - Una volpe ferita ha sparato al cacciatore che aveva cercato di ucciderla facendolo finire in ospedale con un proiettile in una gamba. E' la "notizia" che si legge in queste ore su alcuni giornali russi, e che è stata ripresa anche dal Corriere della Sera. Metto "notizia" fra virgolette in quanto lo schema di base della storia è quello di una tipica leggenda metropolitana, raccontata da almeno trent'anni in tutto il mondo.
Veniamo al fatto attuale: nella regione di Grodno, in Bielorussia, un cacciatore spara ad una volpe, colpendola. L'uomo si è poi avvicinato alla sua preda, cercando di immobilizzarla e di finirla a mani nude. L'animale però ha reagito e nella colluttazione, con una zampa ha azionato il grilletto del fucile facendo partire il colpo ancora in canna. La volpe è riuscita a fuggire e il cacciatore è stato costretto a rivolgersi al pronto soccorso per farsi estrarre il proiettile da una gamba.
La storia viene definita dal Corsera "degna di un manuale del giornalismo". In effetti è un classico, presente nei principali testi che raccolgono e studiano le leggende metropolitane. L'animale varia in ogni racconto, e se in Canada va per la maggiore l'alce, in Europa spesso il protagonista è un cervo o, nelle regioni alpine, un camoscio, mentre in Russia sono preferiti i mammiferi, come l'orso o appunto la volpe. Una nota variante vede il cacciatore mettersi in posa con l'animale per una foto ricordo, magari mettendo tra le corna (di un cervo) o sulle spalle (di un canguro, versione australiana) il fucile o la giacca. L'animale, però, rinviene e fugge con l'oggetto, nello stupore del cacciatore.
La morale insita nella storiella sta ad indicare che la natura, sovente, prende la rivincita sull'uomo. Un caso di abbaglio collettivo da parte della stampa russa? Possibile. Così come la "ripresa" della notizia, alle nostre latitudini, è giustificata dalla curiosità e dal "potenziale" della storia, più che dalla sua effettiva veridicità.
Fabio Caironi
Foto Ti-Press Ely Riva