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01.09.2008 - 19:300
Aggiornamento : 05.11.2014 - 20:11

Cardiologia: infarto, tecnica italiana abbatte rischio dopo angioplastica

Monaco, 1 set. (Adnkronos Salute) - Ridurre quasi della metà il rischio di infarto tra i pazienti cardiopatici sottoposti ad angioplastica coronarica. E' la promessa di uno studio europeo guidato dall'Italia, presentato oggi al Congresso annuale della Società europea di cardiologia (Esc) in corso a Monaco di Baviera. Protagonista della ricerca il tirofiban: una molecola abbandonata da Big Pharma, ma riabilitata dall'equipe di Marco Valgimigli, cattedra di Cardiologia all'università di Ferrara. In un trial battezzato 3T/2R, il team emiliano ha dimostrato che, nei pazienti resistenti ai comuni farmaci antiaggreganti (aspirina o clopidogrel), la probabilità di un infarto post-angioplasica può essere abbattuta se alla tradizionale terapia antitrombotica si aggiunge il tirofiban. "Un risultato davvero importante - sottolinea il neopresidente Esc, Roberto Ferrari - pensando ai numeri della trombosi post-angioplastica". Lo studio ha coinvolto 10 centri tra Italia, Belgio, Francia e Spagna, per un totale di quasi 1.300 pazienti candidati all'angioplastica. Valgimigli e colleghi si sono concentrati in particolar modo sui 263 cardiopatici (circa uno su 5) che non rispondevano ad aspirina o a clopidogrel. Li hanno quindi randomizzati in due gruppi: in aggiunta ai classici antiaggreganti uno riceveva tirofiban endovena, l'altro placebo. Ebbene, nel gruppo trattato con tirofiban la percentuale di infarti nelle ore successive all'angioplastica risultava pari al 20,4%, contro il 35,1% del gruppo placebo. Una riduzione superiore al 40%, calcola Valdimigli. E ancora: nei pazienti resistenti sia all'aspirina che al clopidogrel, la percentuale di infarti passava dal 25% con placebo a zero con tirofiban. Appena nati gli animaletti sembravano normali, ma a circa otto settimane di vita iniziavano a prendere peso, diventando decisamente obesi da grandi, e sviluppando per di più insulinoresistenza. Non solo, sia i maschi che le femmine erano sterili, cosa che ha sorpreso non poco i ricercatori. "Non studiavamo l'infertilità, ma abbiamo fatto due più due", dicono i ricercatori. Così i ricercatori hanno scoperto il legame di Torc1 con la leptina, e hanno visto come il gene nel mirino agisce su altri due geni (Cart e Kiss1), cruciali per appetito e riproduzione. "Questo studio ha ricadute concrete sulla pratica clinica", dice Ferrari, commentando la ricerca del suo collaboratore. Ricadute che nel centro cardiologico di Ferrara sono già realtà: "Siamo l'unica struttura italiana a sottoporre i pazienti a un test di resistenza all'aspirina. Costa appena 20 euro - precisa - ma può davvero migliorare la prognosi", assicura. Ma i risultati illustrati oggi al summit tedesco sono importanti anche per un altra ragione. "Si tratta di un raro esempio di studio davvero indipendente - assicura Ferrari - Il tirofiban era in sviluppo nei laboratori Merck che poi l'hanno abbandonata", ricorda. I cardiologi ferraresi l'hanno invece "ripescata dal cestino", testandola con il successo riferito all'Esc 2008 e limitandosi a sondare l'interesse dell'azienda giapponese Iroko che ha offerto un contributo.


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