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27.03.2007 - 18:500

TALASSEMIA: 7 MILA ITALIANI COLPITI, DA RICERCA 'MADE IN ITALY' TECNICA PER DIAGNOSI PRECOCI

Milano, 27 mar. (Adnkronos Salute) - La ricerca scientifica 'made in Italy' si allea per la cura dell'anemia mediterranea. Con progetto Miot (Myocerdial Iron overload in Thalassemia), presentato oggi a Milano: la prima rete di centri italiani specializzati che si avvale di una tecnica abbinata alla risonanza magnetica per diagnosticare precocemente eventuali disfunzioni cardiache nei pazienti talassemici. Un progetto che permetterà l'avvio del primo grande studio clinico dedicato all'anemia mediterranea, la malattia genetica ereditaria che in Italia conta 7mila malati e, secondo le stime, più di due milioni di portatori sani. Tre anni per monitorare 2 mila pazienti e arrivare gradualmente a un identikit dettagliato della malattia e delle sue complicanze, valutando l'accumulo di ferro nel cuore e la fibrosi miocardica. “Un parametro fondamentale per individuare i soggetti a rischio e consentire terapie personalizzate”, spiega Aurelio Maggio, direttore dell'Unità operativa di Ematologia II con talassemia, dell'ospedale Cervello di Palermo. “Le diagnosi precoci - prosegue - sono fondamentali per prevenire o tenere sotto controllo le disfunzioni cardiache, prima causa di morte nei talassemici”. Grazie al progetto coordinato dal Cnr di Pisa, in collaborazione con Soste (Società italiana per lo studio della talassemie ed emoglobinopatie) e la fondazione Giambrone, gli specialisti avranno a disposizione un nuovo sistema di diagnosi e lettura dei risultati: la tecnica 'T2 star'. “Frutto della sinergia fra le diverse competenze presenti nello staff del Cnr”, racconta Massimo Lombardi, responsabile del laboratorio di risonanza magnetica dell'istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa. “Quindici persone in tutto - spiega Lombardi - fra medici, biologi, ingegneri, biostatistici hanno lavorato al sistema di misurazione rapida e non invasiva dell'accumulo di ferro nel cuore, attraverso una lettura più dettagliata della risonanza magnetica”. Un metodo che permetterà di vedere tutto ciò che un elettrocardiogramma o un'ecografia cardiaca non può mostrare. I pazienti potranno fare l'esame in 8 centri di cardioradiologia della Penisola, coinvolti insieme a 35 centri di talassemia nel progetto. Strutture che si trovano a Catania, Palermo, Cagliari, Reggio Calabria, Campobasso, Roma e Ancona. Alcune già aperti al pubblico, altre in via di attivazione. Tutti attrezzate con la tecnologia dell'industria statunitense General Electrics che ha fornito ai 'cervelli' italiani la materia prima per sviluppare il progetto. I centri del network sono dotati di un software altamente avanzato, che permette l'omologazione dei risultati, e le spese che gli enti coinvolti hanno dovuto affrontare sono molto alte: circa 600 mila euro solo per creare la rete, mentre una struttura che parte da zero dovrebbe spendere fino a 1,5 milioni di euro per dotarsi del sistema diagnostico. “Un notevole contributo - spiega Andrea Barra, consigliere della fondazione italiana 'Leonardo Giambrone' - è arrivato dai due sponsor di Miot: le case farmaceutiche Schering e Chiesi. Risorse che si sono aggiunte ai fondi raccolti dalla Fondazione. Lo Stato invece non aiuta molto i pazienti talassemici”. I centri si concentrano perlopiù al sud, dove la malattia colpisce un numero più elevato di persone, dal momento che la talassemia è una patologia tipica dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Secondo la mappa geografica è alla Sicilia che va il primato in termini di concentrazione della malattia: quasi 2 mila le persone con con talassemia, più di mille affette da forme gravi, e un numero di portatori eterozigoti pari a circa il 7% della popolazione. Segue la Sardegna con 1.700 malati e un sardo su otto portatore, e quindi una coppia su 70. Ma l'anemia mediterranea colpisce anche nel cuore del Nord Italia, con un elevata concentrazione nelle province di Ferrara e Rovigo, dove si contano circa 700 pazienti con talassemia e anche una percentuale molto alta di portatori. Le valutazioni sull'efficacia del metodo applicato nel network nazionale di Progetto Miot saranno oggetto dello studio clinico avviato di pari passo con il progetto. I risvolti potrebbero essere diversi: le informazioni raccolte con questo nuovo esame potrebbero infatti dire qualcosa di più sull'evoluzione della malattia, sulle tendenze riscontrate nei pazienti, sulle eventuali differenze legate al sesso, o ad altri parametri. Ma soprattutto si potranno mettere a punto terapie più mirate, basate sull'associazione di più farmaci, specifici per le patologie. E il progetto messo a punto dai ricercatori italiani ha destato anche l'interesse di Paesi stranieri: il Cnr di Pisa è già in contatto con Grecia, Spagna, Turchia, Portogallo e Filippine per esportare il brevetto. Ma Miot ha incuriosito anche la Tailandia e l'Arabia Saudita. “Mi piacerebbe ogni tanto sentir parlare anche di globalizzazione sanitaria - spiega Maggio - che significa mettere a disposizione di tutti gli strumenti sviluppati in un settore. Soprattutto alla luce dei dati che riguardano la talassemia nel mondo: più di 240 milioni di portatori, 200 mila malati, 27 mila morti ogni anno. Di questi una buona parte non è riuscita ad accedere alle cure”. (Lus/Adnkronos Salute)

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