Kate si schiera con i tossicodipendenti: «Empatia, non condanna»

La principessa del Galles lancia l'appello in occasione delle iniziative di sensibilizzazione avviate in questi giorni nel Regno Unito
La principessa del Galles lancia l'appello in occasione delle iniziative di sensibilizzazione avviate in questi giorni nel Regno Unito
LONDRA - Basta con il marchio d'infamia per coloro che cadono preda delle «dipendenze» da alcol, droga o gioco. È l'appello lanciato da Kate, principessa del Galles, in occasione delle iniziative di sensibilizzazione avviate in questi giorni nel Regno Unito nell'ambito dell'Addiction Awareness Week, la Settimana della Consapevolezza sul problema della dipendenza.
La consorte dell'erede al trono britannico William ha incoraggiato i connazionali a mostrare al contrario «empatia e sostegno» a chi ha bisogno di trovare una via d'uscita.
In un messaggio diffuso in veste di patrona del Forward Trust, una charity impegnata a spezzare il circolo vizioso delle dipendenze sull'isola, la principessa Catherine - impegnata a aumentare gradualmente un ritorno all'attività pubblica dopo la drammatica diagnosi di cancro d'inizio 2024, la pesante chemioterapia subita e l'annuncio successivo di una «remissione» del male - ha evidenziato i «progressi significativi» fatti su questo fronte, ma ha ammesso che occorre farne altri.
La tossicodipendenza e gli altri abusi, nelle sue parole, non sono tanto «una scelta o un fallimento personale» quanto il frutto di «una complessa condizione di salute mentale che dobbiamo affrontare con empatia e sostegno». Ha poi deplorato il fatto che «ancora nel 2025 le persone afflitte dalle dipendenze siano circondate da paura, vergogna e atteggiamenti di condanna».
«Qualcosa che dobbiamo cambiare», ha proseguito Kate, sottolineando come «lo stigma abbia un impatto su famiglie e comunità e, in ultima analisi, rovini le vite» altrui. In molti conosciamo persone alle prese con forme di dipendenza, ha concluso, affermando che «è venuto il tempo di mostrare la nostra compassione, di aiutare loro, i loro amici, le loro famiglie e di unirci a organizzazioni come il Forward Trust per dare sostegno».





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