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MASSAGNO

Enzo Iacchetti: «Con 25 minuti di felicità vado avanti tutta una vita»

Il popolare attore e conduttore di "Striscia la notizia" ha presentato ieri sera al Salone Cosmo la sua autobiografia. «Sono scappato da Milano, non avevo un amico e non amavo il giro del jet set. Sul lago ho ritrovato la serenità e gli amici veri».
Enzo Iacchetti: «Con 25 minuti di felicità vado avanti tutta una vita»
Foto Imago
Enzo Iacchetti: «Con 25 minuti di felicità vado avanti tutta una vita»
Il popolare attore e conduttore di "Striscia la notizia" ha presentato ieri sera al Salone Cosmo la sua autobiografia. «Sono scappato da Milano, non avevo un amico e non amavo il giro del jet set. Sul lago ho ritrovato la serenità e gli amici veri».

MASSAGNO - La vita da ragioniere che il padre sognava per lui è salita presto su una Renault 4 con destinazione Milano: la fuga da quel paese a mollo sul lago - Maccagno - sarebbe terminata un giorno davanti alle porte del Derby, storico locale meneghino dove molti di quelli che - come lui - sarebbero diventati celebri hanno mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo.

Lui, Enzo Iacchetti o l'Enzino come affettuosamente lo chiama il suo pubblico, lo racconta nell'autobiografia "25 minuti di felicità (senza perdere la malinconia)" che è venuto a presentare ieri sera alla Sala Cosmo di Massagno, dove lo abbiamo incontrato.

Enzo Iacchetti, perché - oltre alla malinconia, come lei ci ricorda - non possiamo perderci questi 25 minuti di felicità?
«Beh, perché è un bel viaggio nella vita. E, alla fine, dopo avere passato in rassegna i vari capitoli della mia esistenza, mi sono sentito meglio. Inoltre, questo libro è un omaggio a mio padre, con il quale non ho avuto un buon rapporto, quasi mai, perché essendo morto molto giovane non è mai riuscito a vedere quello che facevo, nemmeno all'oratorio. Non ci siamo quasi mai parlati. E quando penso di avercela fatta, lui che non condivideva le mie scelte, mi commuovo per esempio rileggendo le ultime pagine del libro. Libro che è stato come una auto-analisi per buttare fuori tutti quei pensieri brutti che avevo anche nei suoi confronti e che probabilmente erano sbagliati».

E questo ripensamento la porta a farsi prendere dalla malinconia, un sentimento che ha voluto anche nel sottotitolo del libro
«Sulla malinconia, credo sia normale ritrovarla negli esseri umani delicati. Gli uomini cattivi non ce l’hanno, la malinconia. Nonostante una vita felice e considerata di successo, alla fine ci sono delle sere in cui arrivo a casa magari dopo una giornata piena di attività e mi ritrovo da solo con lei: è la malinconia che mi fa compagnia in alcune occasioni, anche se bisogna stare attenti che non sfoci in depressione. E io qualche volta l'ho sfiorata, anche durante il successo».

Nel libro, oltre che del lago, si parla di amicizia e di amori: nella sua nutrita agenda, quanti amici veri ha e quanti amori custodisce gelosamente?
«È una bella domanda. Le dirò che dopo 45 anni vissuti a Milano adesso sono tornato a vivere a Brezzo di Bedero, sul mio lago Maggiore, dove sono sempre cresciuto, proprio perché io a Milano non avevo amici. Ho sentito il bisogno di passare gli ultimi anni della mia vita abbracciando tutti i miei amici delle elementari, delle scuole medie, delle superiori, insomma tutti quelli che sono rimasti lì e mi hanno perso per 45 anni pur guardandomi sempre in televisione».

Un ritorno al passato, alla giovinezza e alla ricerca delle cose perdute?
«Siamo diventati una compagnia come ai vecchi tempi e organizziamo cenette, pizzate, all'insegna di un "ti ricordi" però pieno di risate. A Milano non si poteva fare, dovevi frequentare assolutamente il jet set, gente anche che mi stava un po' qua».

Non mi ha ancora risposto riguardo agli amori: è un argomento che scotta?
«Ma nooo (ndr. ride)...gli amori...insomma...non sono mica tanti, il mio grande amore è mio figlio. Io ho avuto poche storie, però lunghe e anche dolorose, e sono quasi sempre stato lasciato. Oggi mi manca avere una persona a fianco, con cui nei momenti di solitudine magari condividere un film, un pensiero, un'idea. Ecco, quello mi manca. Perché poi mi ritrovo a parlare da solo».

Il Ticino l’ha frequentato sin dagli inizi: ricordi di quel primo tempo della sua carriera?
«Innanzitutto devo dirle che a me non sembrava di attraversare la dogana, il confine non esiste quando si legano le anime: e qui ho fatto l'incontro con persone con cui è nata un'amicizia, perché svizzeri o italiani che si fosse a noi non ci importava. A noi bastava stare bene. Lo sa che il mio battesimo televisivo l'ho fatto qui? Alla TSI. Invece a Curio facevamo le serate di cabaret, ma suonavo anche con un gruppo ticinese, la Poca Fera Band, con cui cantavamo le canzoni in dialetto ticinese versione rock».

Lei si è battuto aspramente sui social e in televisione per denunciare la catastrofe di Gaza: la sfuriata con il presidente dell'Associazione amici di Israele non è passata di certo inosservata. Un comico “impegnato” si sarebbe detto una volta. Le chiedo: gli artisti hanno taciuto troppo a suo avviso sull'intera vicenda? E oggi che è in vigore una tregua, che idea si è fatto del piano di pace di Trump?
«Io ho sempre fatto le battaglie e soprattutto per la Palestina. A 18 anni andavo a manifestare, adesso ne ho 73 e quindi non è che siano cambiate le cose, poi questo genocidio è stato più brutale degli altri, e anche in questo caso mi sono fatto sentire. Io non ce l’ho con quelli che stanno zitti o che preferiscono non dire nulla, quella è una scelta personale. Magari mi incontrano e mi dicono "grazie che hai detto sta roba". Se parlassimo tutti, ci verrebbe appresso anche più gente. Ma in riferimento alla mia partecipazione e alla sfuriata con quel signore, io non l'ho fatto per fare l'eroe, ma perché avevo di fronte una persona cattiva, una persona che pensava che i bambini palestinesi bisogna ucciderli perché sennò diventano tutti terroristi, e lì non ci ho visto più. Ma qualsiasi essere umano credo si sarebbe alterato. E un'altra cosa che voglio dirle è che non è una questione di ideologia ma di umanità. Se tu sei un essere umano e vedi questo disastro, ti scandalizzi. Se invece lo neghi, vuol dire che sei un alleato di persone che da anni tentano di impossessarsi di un territorio e di distruggere un popolo. E quanto a Trump, il piano di pace è una barzelletta, muoiono 100 persone al giorno, nonostante tutto. Quando ogni palestinese avrà una casa, una scuola e un ospedale dove curarsi allora io dirò che il piano di pace è stato un successo. Se non sarà così, come penso accadrà, per me tutto questo sarà stata solo una buffonata».

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