«Betty Bossi, un'influencer prima del tempo»

Il regista elvetico Pierre Monnard sul film "Ciao Betty", che racconta di questa casalinga immaginaria, rivelando Emmi Creola. Che poi è colei che l'ha inventata.
BERNA - Chi non ha mai cucinato un piatto seguendo le ricette di Betty Bossi? Il regista elvetico Pierre Monnard torna con "Ciao Betty", un film che segue questa casalinga immaginaria, rivelando Emmi Creola (1912-2006), colei che l'ha inventata.
«Mi chiedo sempre quale storia svizzera potrebbe toccare tutti: svizzerotedeschi, romandi, ticinesi... e Betty Bossi si è imposta come un'evidenza» ha spiegato Pierre Monnard a Keystone-ATS. «Non conoscevamo né la sua origine, né chi l'avesse inventata. Investigando, abbiamo scoperto una redattrice pubblicitaria zurighese, Emmi Creola, la cui vita era incredibilmente moderna».
Sarah Spale, attrice feticcio del regista - Il ruolo principale è affidato a Sarah Spale, attrice elvetica feticcio del regista, che ritrova per la quarta volta, - già interprete di "Platzspitzbaby", uno dei più grandi successi recenti del cinema svizzero con più di 330'000 entrate. «Ha questa capacità unica di esprimere al contempo forza e fragilità. Secondo me è una delle migliori attrici della sua generazione».
Il film oscilla tra biopic (film biografico, ndr.) libero e storia d'amore intima. «La storia d'amore fra Emmi e suo marito, Ernst, incarnato da Martin Vischer, è il cuore della trama», confida Monnard. «La loro volontà di rimanere insieme, di prosperare mutualmente, di conciliare vita familiare e ambizioni personali... È incredibilmente contemporanea».
Il regista, pur basandosi su archivi, lettere e testimonianze, si prende una certa libertà narrativa. "Abbiamo condensato la cronologia, ma tutto è ispirato a fatti reali. Mi piace pensare che se Emmi Creola vedesse il film, si riconoscerebbe in esso».
Sul piano cinematografico, dice di essersi ispirato a drammi come "Revolutionary Road" (2008) di Sam Mendes e "Carol" (2015) di Todd Haynes, «anche se 'Ciao Betty' adotta un tono molto più leggero».
Non soltanto un film biografico - Per Monnard, "Ciao Betty" non è soltanto un film biografico. È il ritratto di un'epoca in piena mutazione: quella degli anni 1950, fra rivoluzione tecnologica, sconvolgimenti sociali e primi segni dell'emancipazione femminile.
«Gli anni '50, sono una mini rivoluzione domestica. Radio, tele ed elettrodomestici entrano nelle case. E Betty Bossi incarna alla perfezione questa trasformazione», spiega il regista.
La pellicola affronta anche l'immigrazione italiana in Svizzera, che ha contribuito a trasformare le abitudini culinarie. «Dimentichiamo che prima degli anni '50, qui non si mangiava la pizza. Era una cosa rara. Betty Bossi è stata una delle prime ad aprire i suoi libri a tali influenze».
Il toast Hawaii arriva nelle case elvetiche come una promessa di esotismo a buon mercato. «Una semplice rondella di ananas, una ciliegia rossa, erano sufficienti per aver l'impressione di viaggiare!», si diverte il friburghese.
Gestire carriera, famiglia e coppia - Destinato al grande pubblico, il film punta anche sulle giovani generazioni. "Ciò che viveva questa donna nel 1950 - gestire carriera, famiglia e coppia - sono ancora i nostri dibattiti oggigiorno. Questo film rispecchia la mia vita", confida Monnard.
Presentato in anteprima romanda al Geneva International Film Festival (GIFF) di Ginevra, "Ciao Betty" beneficerà di un'uscita nazionale in simultanea - cosa rara per un film elvetico,- il 20 novembre in Ticino e nella Svizzera tedesca e il 26 novembre nella Svizzera romanda. "È una fortuna fare una vera tournée attraverso la Svizzera, federarsi attorno a questa storia."
Il cineasta ritrova un gruppo che conosce bene: il produttore Peter Reichenbach, lo sceneggiatore André Küttel, il direttore della fotografia Tobias Dengler e il compositore Nicolas Rabaeus. Assieme avevano già lavorato a "Platzspitzbaby" (2020), "Wilder" (2017) e "Bisons" (2024).
In "Ciao Betty" troviamo anche l'attore franco-svizzero Cyril Metzger nel ruolo di un "pubblicitario ambizioso". Aveva già recitato per Monnard in "Winter Palace" (2024), la prima serie televisiva svizzera coprodotta da RTS e Netflix.




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