«Dire "non ce la faccio perché sono ticinese" è solo una scusa»

Parliamo con il rapper locarnese Renis, che assieme agli 02TM ha appena pubblicato il singolo “Su”.
Parliamo con il rapper locarnese Renis, che assieme agli 02TM ha appena pubblicato il singolo “Su”.
LOCARNO - Non sono molti i rapper locarnesi che riescono a sfondare i confini cantonali. Eppure il 21enne Dario Apollonio, in arte Renis, è riuscito a finire sotto l'ala protettrice di Jake La Furia, assieme ai membri di 02TM. In occasione della pubblicazione del loro primo singolo, abbiamo parlato con lui.
Renis, da dove nasce la tua passione per la musica?
«Faccio musica da otto anni. È qualcosa che ho sempre preso sul serio: ogni giorno mi chiudo in camera a scrivere, registrare, cercare suoni nuovi. All’inizio ascoltavo soltanto, poi si è presentato un bisogno personale, quello di raccontarmi, di dare voce ai miei pensieri. Mi sono detto: “Devo esprimermi in qualche modo.” E da lì è cominciato tutto. Fin da subito mi sono imposto di farlo a modo mio. Non avevo mai pubblicato nulla, anche se facevo musica da anni. Volevo sentirmi davvero pronto. Così l’anno scorso ho pubblicato il mio primo freestyle e nel giro di quattro mesi... sono finito sul cartellone della Stazione centrale di Milano assieme agli 02TM».
A proposito, come ci siete finiti?
«Il merito è di MAVE MGMT, che si è occupato della campagna marketing. Per me è stato un traguardo enorme, la conferma del fatto che stiamo andando nella direzione giusta».
Dicono che fai parte di una nuova generazione di rapper che stanno solidificando le relazioni tra il Ticino e la Lombardia. È così?
«Non direi che si tratta solo del Ticino, ma del mondo intero. Qui c’è sempre stata la convinzione che “da noi non si può fare musica, perché non c’è mercato”. Ho voluto dimostrare il contrario. Anche perché fuori dal nostro cantone nessuno sa com'è la scena qui, e allora perché partire già sconfitti? Mi fa piacere vedere artisti come Ela A o Mattak che stanno sfondando oltre confine, dimostrando che è possibile. Dire “non ce la farò perché sono ticinese” è solo una scusa».
In tutto questo, cosa c'entra Jake La Furia?
«Jake è il nostro direttore artistico: ci guida, ci dà una linea. La connessione è nata quasi per caso. Mio cugino vive a Milano e un giorno lo ha incontrato in un bar. Gli ha chiesto una foto. Poi gli ha parlato di me, “il solito cugino che fa musica”, e gli ha fatto sentire un mio pezzo. A Jake è piaciuto… e dopo un anno mi è arrivato un messaggio: “Ciao, sono Jake La Furia. Quando hai tempo, ti devo chiamare.”»
Come è nato il vostro ultimo singolo “Su”?
«È il frutto di un lungo lavoro. Abbiamo passato mesi a selezionare i pezzi più forti, e “Su” ci è sembrato subito di grande impatto. È nato in modo spontaneo: stavamo improvvisando e dal nulla è uscito quel “su, su, su” che poi è diventato il ritornello. È una hit che resta in testa».
Avete in programma la pubblicazione di un nuovo album, cosa puoi raccontarci?
«Rappresenta il riassunto di tutto il lavoro di quest’anno. Tra di noi è nato anche un rapporto umano, e credo che si senta nei brani. Nulla è lasciato al caso: ogni parola, ogni dettaglio è studiato a fondo. È un progetto fortissimo. L’unica cosa che dobbiamo fare ora è saltare e gasarci».
Alcuni dicono che non siete pronti al successo che potreste avere...
«Essere “pronti” è relativo. Più che altro, bisogna essere pronti a cogliere l'attimo. Quando si lavora duro per anni, il successo non arriva per caso. Quando succede, lo riconosci: “Eccolo, è il risultato di tutto quello che abbiamo fatto.” E poi mi piacerebbe sapere chi dice certe cose… e cosa fa nella vita».








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