«Ho fatto un giro dentro me stessa e scrivendo ho sentito un sollievo pazzesco»

Esce "18 years", il nuovo singolo della cantautrice Zoya Adams
Esce "18 years", il nuovo singolo della cantautrice Zoya Adams
SAVOSA - Uno stile personale e una visione artistica che rifugge da compromessi e un nuovo pezzo "18 years" - dalle rarefatte atmosfere musicali - che porta alla luce il percorso fragile e potente dell'adolescenza attraverso gli occhi di una diciottenne neurodivergente che cerca il proprio posto nel mondo. Lei è la cantautrice Zoya Adams, con cui abbiamo parlato del nuovo pezzo.
Il brano affronta il tema della fragilità nel periodo adolescenziale: nella tua lista quali sono quelle che hanno un maggior impatto sulla tua vita.
«Beh, diciamo che "18 years" parla dell'insieme e cioè è una raccolta di ricordi. Di conseguenza, quando ho scritto il pezzo ho guardato all'insieme di tutto ciò che mi era accaduto appunto in questi primi 18 anni, dalle amicizie sfortunate alla cattiva sorte in ambito scolastico. E ho capito quanto è importante darsi un valore, non annullarsi, farsi rispettare, c'è un "io" ma anche un "tu". Dalla rielaborazione di tutte queste esperienze è nata la canzone: scriverla è stata uno sfogo».
La composizione avviene attraverso uno strumento in particolare?
«Io compongo al piano, sono una persona che appunto quando necessita di sfogarsi si piazza alla tastiera e comincia a strimpellare, a scrivere. Quando è nata "18 years" ero proprio nel comfort di camera mia a farmi un po' di domande sulle esperienze negative che avevo vissuto. E mi son detta: è questo che porta la vita? Mi sono alzata da terra e mi sono messa al piano e ho scritto».
E hai fatto l'incontro con le virtù purificatrici dell'arte...
«Assolutamente sì! Una volta che sono riuscita a mettere queste mie esperienze, questi miei vissuti, questi miei ricordi su carta, ho sentito un sollievo pazzesco e mi sono resa conto del fatto che le esperienze ti fanno crescere»
I giovani in questo momento si trovano a vivere in un mondo assediato dalle guerre e sperano in un futuro di uomini migliori al comando. Come vivi tu questo periodo?
«Credo che ci siano persone là fuori che hanno aspirazioni che non si lasciano consumare dal male. Parto dal mio piccolo: è da quando avevo 8 anni che voglio cantare, sono una persona che è sempre stata determinata, decisa a seguire le sue ambizioni. Io credo che l'uomo abbia questa cosa in sé, quindi credo che sia la mia generazione che le altre abbiano questo fuoco ardente in loro, bramano la conoscenza, bramano la creatività, la scienza, la pace: si troverà la via d'uscita».
Che genere di musica ami?
«Ascolto veramente di tutto, mi piace consumare più creatività possibile, tutto ciò che mi sta intorno, perché come detto io ho tanto da dire e di conseguenza mi piace avere un quadro pieno, quindi ascolto più generi possibili, passo dal rock al pop, a ogni tipo di ballad e agli artisti un po' meno conosciuti, mi piace Naomi Jon, Eminem, NF, Logic, ma anche cose un po' più classiche come Christina Aguilera e poi va beh Taylor Swift. Sono tante le mie ispirazioni musicali».
Il video del pezzo è stato girato al "Grand Hotel des iles Borromées" a Stresa: avete girato in un periodo in cui era chiuso o in attività?
«Il Grand hotel era aperto ma non siamo stati di grande disturbo. Per lo più abbiamo girato nella stanza e poi dopo abbiamo girato quelle scene in corridoio».
Tu ti fai portavoce delle difficoltà di chi si trova a vivere una condizione di neurodivergenza e allo stesso tempo con questa canzone lanci un messaggio preciso: la diversità non è un limite ma un valore. Come influisce il tuo stato sul processo creativo?
«Io sono una persona che come ho detto ho vissuto tante cose e la mia neurodiversità, anche in ambito scolastico, è stata trattata e vista in diversi modi. Questi diversi modi mi sono stati di aiuto per scrivere questo brano. Sono una persona molto perseverante e trovo che è anche grazie alla mia neurodiversità, che mi fa vedere, sentire e creare il mondo in forma unica. Il mondo avrebbe bisogno di imparare ad ascoltare le nostre voci, perché sono ricche di creatività, profondità ed emozione».
Dopo aver virato al giro di boa dei 18 anni e fatto il bilancio di quello che avevi vissuto, oggi come vanno le cose?
«Ho trovato persone che mi valorizzano e che appunto vedono quello che sono realmente. È comunque un percorso che bisogna fare. Ho scritto "18 years" per parlare appunto di questo percorso alla ricerca di se stessi ma anche delle persone che si vuole avere intorno. Mi sono resa conto del fatto che certe cose non bisogna subirle e certe volte bisogna prendere posizione. E mi sento capita perché mi contorno da persone che mi capiscono e dico a quelli che si sentivano come me che non sono soli».









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