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LUGANO

«Il rap è benzina per il mio spirito. Non smetterò mai»

Il rapper ticinese Elia Riva si racconta in occasione della pubblicazione del suo singolo "In Marcia".
«Il rap è benzina per il mio spirito. Non smetterò mai»
Elia Riva
«Il rap è benzina per il mio spirito. Non smetterò mai»
Il rapper ticinese Elia Riva si racconta in occasione della pubblicazione del suo singolo "In Marcia".
LUGANO - La sua passione per la musica nasce dalla colonna sonora del film "Kangaroo Jack". All'epoca, il rapper ticinese Elia Riva aveva 9 anni e la reinterpretazione di quella base scritta dal rapper statunitense Dr. Dre lo aveva colpito nel profon...

LUGANO - La sua passione per la musica nasce dalla colonna sonora del film "Kangaroo Jack". All'epoca, il rapper ticinese Elia Riva aveva 9 anni e la reinterpretazione di quella base scritta dal rapper statunitense Dr. Dre lo aveva colpito nel profondo: «Da lì ho iniziato a conoscere anche artisti come Snoop Dogg, 2Pac, Eminem e molti altri», ci racconta il 26enne.

Di recente, ha pubblicato il singolo "In Marcia", un brano rap dalle sonorità reggae che tratta di temi seri. In occasione della pubblicazione del brano abbiamo parlato con lui.

Elia, a cosa ti sei ispirato per scrivere "In Marcia"?
«A un senso di stress generale che si percepisce nell’aria. Conosco persone che non trovano lavoro, altre che non si sentono valorizzate nel proprio ambiente lavorativo. C’è chi ha una laurea, ma si ritrova a fare panini. Poi ci sono le notizie sempre più strazianti che arrivano da Gaza e dall’Ucraina, a cui si aggiungono programmi televisivi privi di senso, dove si osservano coppie litigare, e la sensazione che per costruirsi un futuro sia necessario trasferirsi oltralpe o addirittura all’estero». 

Nel videoclip compaiono dei foglietti di carta con su scritte parole come “inquinamento”, “epidemie”, “avidità” o “potere”. Come mai? 
«Ogni personaggio porta con sé un biglietto e il fatto di passarselo rappresenta la condivisione di questi problemi. A volte ne siamo colpiti in prima persona, come nel caso della disoccupazione o delle epidemie. Altre volte ne subiamo solo le conseguenze indirette, come con le guerre».

Nel video compaiono anche degli uomini incappucciati...
«Sì, rappresentano la materializzazione dei problemi stessi. Sono presenze che ci osservano e sono sempre tra di noi». 

Come vedi il tuo futuro artistico?
«Di sicuro continuerò a scrivere brani. Ho iniziato a scrivere e registrare quando avevo 16 anni. Sono ormai 10 anni che sono immerso in questa cultura. È benzina per il mio spirito, non credo che smetterò mai».

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