Quelli che ti fanno sentire "troppo"

È un racconto generazionale, quello fatto da Rossella Saporito nel suo nuovo singolo
È un racconto generazionale, quello fatto da Rossella Saporito nel suo nuovo singolo
LUGANO - Nelle scorse settimane Rossella Saporito ha pubblicato "Troppo di me", il suo nuovo singolo. Un lavoro, pubblicato dall'etichetta ticinese boanerghes, che arriva a due anni di distanza dal suo precedente EP, "Maestosa".
Il brano, scritto da Andrea Trombin Valente e prodotto da kandrax, è una ballata lenta e intensa, caratterizzata dal malinconico incedere del pianoforte. La cantante classe 1998 fa un racconto generazionale, particolarmente attuale tra le giovani donne: la crescita e il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, sotto lo sguardo costante dei social media e di ideali estetici spesso irraggiungibili. «"Troppo di me" nasce da quella sensazione di sentirsi sempre “troppo” o “sbagliata”, soprattutto davanti allo specchio. Parla di quella voce interna che ti giudica, che ti dice che non vai bene, che dovresti essere diversa.
Rossella confessa che «da bambina e soprattutto durante l’adolescenza mi sentivo sempre in difetto e mi vedevo sempre più in carne delle altre ragazze. Tutto rinforzava questa idea, a partire dal fatto che nelle vetrine non c’erano mai manichini che avessero le mie proporzioni. Crescendo, ho fatto un lavoro di accettazione e oggi ho un rapporto più positivo: mi piaccio per quella che sono».
Il brano, attraverso immagini come «mi nascondo tra le pieghe di un maglione blu» o «rinuncio alla cena anche stasera», dà voce al conflitto tra la volontà di accettarsi e la pressione di piacere, tra il desiderio di sparire e quello di essere finalmente viste per ciò che si è. Un messaggio intimo e potente che invita a una riflessione collettiva sul corpo, sull'identità e sul valore personale. L'auspicio è che gli ascoltatori si sentano meno soli e possano «riconoscersi in quelle parole, in quelle insicurezze, e magari trovarci un po’ di conforto. Non è una canzone che dà risposte, ma spero che faccia compagnia, come una voce che ti dice: “Ti capisco, ci sono passata anch’io”. Se riesce a fare questo, allora ha già fatto tanto».






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