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«Così sublimo il mio demone e il rancore che ho per tutti»

L'artista ticinese Nimai Berdat si racconta attraverso il suo rinnovato progetto artistico, «sintesi di tutta la mia vita devastante».
NimaiBerdat
«Così sublimo il mio demone e il rancore che ho per tutti»
L'artista ticinese Nimai Berdat si racconta attraverso il suo rinnovato progetto artistico, «sintesi di tutta la mia vita devastante».
LUGANO - L'arte per addolcire il dolore («mi hanno tolto una figlia per otto anni»), cercando di lasciarsi alle spalle le ferite del passato («ho avuto una madre anaffettiva che ha minato la mia autostima»). Non è facile entrare nel mondo dell'a...

LUGANO - L'arte per addolcire il dolore («mi hanno tolto una figlia per otto anni»), cercando di lasciarsi alle spalle le ferite del passato («ho avuto una madre anaffettiva che ha minato la mia autostima»). Non è facile entrare nel mondo dell'artista ticinese Nimai Berdat, che alla sua pop art e al suo al progetto Samurai Noir («è la sintesi di tutta la mia vita devastante») oggi aggiunge un nuovo capitolo: un concept non solo grafico ma ora anche narrativo, «mescolato» all'elemento sonoro.

«Il disegno è per me un bisogno - spiega l'artista -. È il modo per dare corpo alle idee (di personaggi, storie, situazioni) e in questo c'è stato un work in progress costante, è stata autoanalisi e tante cose si sono definite: adesso c'è una sceneggiatura, qualcosa di succoso tra cui anche un bel video, perché il mio sogno è sempre stato il cinema e vorrei realizzare un film».

Nimai, dopo il disegno e la musica, perché la narrativa?
«Perché Samurai Noir è iniziato da un brandello di idee narrative e una grafica molto grezza. Ma tutto nasce da un dolore: dal fatto che mi hanno tolto mia figlia per otto anni, ho subito un danno e da questo dolore nasce il progetto, un bisogno egoistico per non cadere in altri errori e non rovinare la mia vita e quella di altri»

Ed eccoci al tuo nuovo «film disegnato, senza animazione».
«Prima del mio recente power up stilistico ho realizzato un fumetto che ho trasformato in un contenuto multimediale di 11 minuti. È un cartone animato senza animazioni, con la telecamera che zooma, le voci narranti e gli effetti sonori: un film disegnato senza animazione. Un prodotto che parla di tematiche forti e poco carine, che ti portano ad empatizzare negativamente con i malvagi della storia, che però restano comunque umani».

Qual è il tuo messaggio?
«Le tematiche che tocco sono giuste e belle ma anche molto scure: tendo ad arrivare alla luce attraverso le tenebre. Perché non puoi conoscerti davvero se non conosci le tue zone d'ombra. "Samurai Noir" è l'equivalente di "Esplorando il corpo umano", che era un cartone animato sulla biologia, mentre il mio è più sulla filosofia: chi siamo e chi vogliamo essere, ombre travestite da prodotto di intrattenimento».

E adesso?
«Vorrei trovare un finanziatore, un produttore, qualcuno che mi aiuti a dare forma ai miei progetti o a realizzare una casa di produzione di animazione ticinese».

Ti stai muovendo?
«No, non ancora. Questa iperproduttività che ho avuto nell’ultimo anno è legata infatti a una situazione tragica pregressa che mi ha impedito di farlo e che era dovuta a una Adhd (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Ndr) non curata, che mi ha impantanato l'intelligenza, i processi mentali e la costanza nella mia arte. Ma ora con la nuova cura sono più centrato e con Samurai Noir sublimo il mio demone, gli istinti distruttivi, il disprezzo, il risentimento, il rancore che ho per tutto e tutti».

E lo fai producendo racconti "statici/animati" che sembrano cartoon di animazione giapponese.
«Il mio è intrattenimento spinto, mi piace l'horror e la fantascienza. Cose scure che si avvicinano al mio percorso perché nella mia vita ho visto più tenebre che luci, tutto mitigato con l'arte. Quella che creo è una storia dura e piena di amore, dove il bene prevale ma in modo sofferto, non scontato e non senza sacrifici. Perché alla luce si arriva attraverso le tenebre».

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