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LUGANO

«L'India che non conoscete è intrisa di violenza»

Parla la giornalista indiana Deepti Kapoor. Sarà presente a Endorfine Festival per presentare il suo romanzo "India criminale"
Deepti Kapoor
«L'India che non conoscete è intrisa di violenza»
Parla la giornalista indiana Deepti Kapoor. Sarà presente a Endorfine Festival per presentare il suo romanzo "India criminale"
LUGANO - Un mondo oscuro, criminale, dettato dalla legge del più forte. Si muovono nell'impunità più totale i personaggi del romanzo di Deepti Kapoor, scrittrice indiana in visita a Lugano il prossimo 14 settembre nel quadro di Endorfine Festival...

LUGANO - Un mondo oscuro, criminale, dettato dalla legge del più forte.

Si muovono nell'impunità più totale i personaggi del romanzo di Deepti Kapoor, scrittrice indiana in visita a Lugano il prossimo 14 settembre nel quadro di Endorfine Festival. Abbiamo parlato con lei. Ecco quello che ci ha raccontato.

Descrivi un Paese di cui non sentiamo parlare spesso. Un Paese martoriato dalla criminalità e dalla violenza. Perché in Occidente abbiamo una visione così distorta di esso?
«Per molti anni c'è stata questa immagine romanzata dell'India come il Paese di Gandhi, un luogo dove tutte le fantasie spirituali dell'Occidente potevano risiedere. Ci sono molte testimonianze di viaggiatori bianchi in India. I loro romanzi sono spesso ambientati in luoghi esotici e raccontano di amori proibiti nelle piantagioni di riso. Ma l'India non è mai stata quel Paese. È sempre stata un luogo di criminalità, di violenza e di caos».

Quindi volevi smontare gli stereotipi.
«Mentre lavoravo come giornalista a Delhi, ho iniziato a indagare sulle fonti di reddito delle persone con cui andavo a scuola, le cui famiglie avevano accumulato grandi ricchezze negli anni in cui si è passati da un'economia socialista a una di tipo neoliberista. Ho scoperto che si trattava di denaro sporco, ottenuto sulla base dello sfruttamento e della sofferenza altrui. Queste famiglie operavano ai margini della criminalità. Era questo di cui mi interessava scrivere».

Usi la finzione per descrivere un mondo che, in un certo senso, esiste realmente. Come mai?
«Ci sono scrittori che passano anni a ricercare una particolare storia, parlando e scrivendo ossessivamente su di essa. Nutro un profondo rispetto per il giornalismo d'inchiesta, ma non potrei mai svolgerlo. Ho sempre raccolto testimonianze in giro per Delhi e raccontato di piccole attività criminali. Mi sono spesso chiesta come avrei fatto a renderle leggibili. Per finire ho raccolto le speranze, i sogni e i desideri della gente comune e li ho inseriti in una cornice narrativa».

Il libro è stato venduto in oltre 35 Paesi e ha funto da copione per una serie televisiva. Come mai ha avuto una tale risonanza?
«In molti si sono innamorati del protagonista del libro. Un ragazzo nato in povertà, che finisce per lavorare per un ricco uomo d'affari. È il tipico viaggio dell'eroe. La gente vuole vederlo vittorioso, nonostante le avversità. Poi nella sua storia risiede anche la storia dell'India. A molte persone interessa, ma non tutti sono disposti a leggere un testo che non sia romanzato».

Hai dunque trasceso l'idea di orientalismo che abbiamo o almeno avevamo in Occidente per raccontare una storia profondamente umana. Il viaggio dell'eroe ci accomuna tutti.
«Assolutamente. Si parla dell'empatia che il lettore prova per uno sconosciuto. La volontà di conoscere la sua storia e immedesimarsi in essa».

Le prevendite per gli appuntamenti di Endorfine Festival sono disponibili su Biglietteria.ch.

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