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LUGANODiodato e quella volta al Parco Ciani. «Mi sentii parte di ciò che avevo intorno»

10.07.24 - 06:30
Domani il cantautore italiano avrà l'occasione di aprire Estival Jazz in un luogo che gli è caro
ALESSIO ALBI
Diodato e quella volta al Parco Ciani. «Mi sentii parte di ciò che avevo intorno»
Domani il cantautore italiano avrà l'occasione di aprire Estival Jazz in un luogo che gli è caro

LUGANO - Giovedì sera Diodato si esibirà, a partire dalle 20.45, al Boschetto Ciani di Lugano, in quello che è il concerto introduttivo di questa edizione di Estival Jazz e, più in generale, di LongLake Festival. Il cantautore italiano sta vivendo un momento particolarmente fortunato: lunedì è stato insignito della Targa Tenco per la miglior canzone. Merito di "La mia terra", che fa parte della colonna sonora di "Palazzina Laf", pluripremiato film di Michele Riondino ambientato a Taranto, nella famigerata acciaieria Ilva.

Innanzitutto complimenti per questo riconoscimento, che si somma a tanti altri che hai già ricevuto.
«È una canzone che mi portavo dentro da tanti anni, ma solo ultimamente mi sono sentito pronto ad affrontare sia quell'amore che quella battaglia interiore. Devo ringraziare molto Michele Riondino per la collaborazione e l'amicizia che ci lega ormai da molti anni. Tutto ciò che facciamo nella lotta per la nostra città mi ha permesso di mettere sempre più a fuoco ciò che volevo raccontare. Il film mi ha messo spalle al muro e mi ha costretto a mettere le mani in quella materia che sapevo di avere dentro di me».

Hai ringraziato Taranto «per avermi insegnato così tanto sulla vita».
«Sono molto felice per tutti i riconoscimenti ricevuti da questo brano, che appartiene al mio vissuto. Michele è una persona a cui voglio bene e che stimo, non solo artisticamente».

Tutta questa attenzione è un segnale che la cosiddetta "canzone impegnata" può ancora fare la differenza?
«Anche oggi esistono delle chiavi per parlare di temi delicati. L'importante è farlo con il filtro della propria visione, del modo personale di fare arte. È chiaro che sarebbe sbagliato pensare di fare musica impegnata come avveniva negli anni Settanta. Noi viviamo un altro tempo ed è giusto che la musica lo rappresenti. Ma è assolutamente possibile, forse anzi necessario, affrontare determinati temi. Ma dev'essere qualcosa di spontaneo».

"La mia terra" s'inserisce in una vicenda che ha smosso le coscienze non solo a Taranto, ma in tutta Italia.
«È la prova che quando si fanno le cose con passione, amore e la massima sincerità, si ottiene non solo l'attenzione, ma una sorta di condivisione, di empatia».

"Molto amore", il tuo singolo estivo, non è solo una celebrazione dell'amore: possiamo dire che è il desiderio che questo sentimento si propaghi, dalla sfera personale, a quella universale?
«Assolutamente sì. È ciò che sto provando personalmente da qualche anno, ormai. È una comprensione dell'amore più ampia, che ha proprio nella condivisione la sua grande amplificazione. L'amore per una persona ci mette in sintonia con il mondo intero, se non con l'universo. È questa consapevolezza che volevo provare a raccontare in musica, ed è qualcosa che mi ha fatto molto bene e mi ha fatto crescere».

Il prossimo Eurovision Song Contest sarà organizzato in Svizzera. Tu hai partecipato nel 2022 anche se come ospite (ne avresti avuto diritto nel 2020, ma l'edizione fu cancellata a causa della pandemia). Resta un rimpianto della tua carriera, non esserti potuto misurare nella competizione?
«Sinceramente no. Ho imparato con il tempo a capire che alcune cose, che apparentemente ci sembrano delle privazioni, possono trasformarsi in qualcosa di molto potente e positivo. Non sono riuscito a partecipare a un festival nel quale probabilmente avevo delle buone chance, ma poter cantare una canzone come "Fai rumore" nell'Arena di Verona (completamente deserta, nell'evento creato ad hoc in sostituzione dell'Eurovision, ndr) mi ha permesso di lanciare un messaggio di una potenza tale da andare oltre ciò che mi aveva spinto a scrivere la canzone. In quel momento è diventata qualcosa di molto più grande. Quindi no, non è un rimpianto, visto che quelle privazioni mi hanno permesso di capire meglio dove volevo andare e cosa volevo fare».

Sul palco dell'Ariston cantavi con Roy Paci: «Adesso è tutto ciò che avremo». C'è qualcosa a cui non rinunceresti mai?
«Proprio quello di cui parlavamo prima: questa sorta di flusso nel quale sono entrato negli ultimi anni, la liberazione da alcuni schemi mentali ai quali mi ero costretto. La musica mi ha permesso di abbattere molte barriere, mi ha fatto capire che ciò che voglio è una vita con tante persone a cui poter voler bene».

Che rapporto hai con la Svizzera italiana?
«Ho dei ricordi molto belli. Qualche anno fa fui chiamato a fare una trasmissione radiofonica e fu la mia prima volta a Lugano. Ero da solo e vagavo un po' per la città. Sono passato anche per il Parco Ciani, dove canterò domani. Provai una sensazione particolare: da una parte un po' di solitudine, dall'altra ciò che questo lavoro mi porta a vivere, i viaggi continui in tante città, luoghi in cui vai a cercare un pezzettino di te stesso. Ricordo che passai quella giornata cercando un equilibrio con quel luogo e, proprio in quel parco, mi sentii parte di ciò che avevo intorno. Quando mi hanno proposto di esibirmi in quella location non ho avuto esitazioni, ho detto immediatamente sì».

A introdurre il concerto di Diodato sarà Chiara Dubey alle 19.45. Apertura porte dalle 19. Prevendita disponibile su Biglietteria.ch.

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