Una ballata spoglia di luoghi comuni

Il fascino della musica folk nel primo singolo del gruppo ticinese Haara.
Il fascino della musica folk nel primo singolo del gruppo ticinese Haara.
LUGANO - La musica folk non si limita al classico brano suonato con una chitarra acustica che fonda le sue radici nelle tradizioni popolari. Il folk è passione, vita, frenesia. Una musica che penetra l'anima e che si espande in ogni sorta di declinazione. Come fare quindi a sbarazzarsi di tanti luoghi comuni che attorniano questo genere musicale per permettere al folk di riappropriarsi di un sentimento forse troppo spesso trascurato? Una domanda che ha ispirato il primo singolo “Folks” del gruppo ticinese Haara.
«Di solito la musica Folk vive di stereotipi», ci ha confidato Nicolas Pontiggia batterista del gruppo. Ci immaginiamo spesso una musica popolare, fatta di ballate semplici e orecchiabili. E perché no, anche con i testi poetici del dialetto ticinese. In realtà il mondo è molto più vasto. «L'estensione del folk emerge già dalla parola folk, che significa “persone”, ed è di loro che parla questo brano. Volevamo ridare spazio a questa parola strappandola a luoghi comuni».
«La trama strutturale si fonda su tre ostinato principali, suonati da chitarre, basso, e batteria; con l’arricchimento di percussioni, tastiere e suoni ambientali. La cassa è dritta, su tre tempi, cuore pulsante del tutto. Infine il charango: la punta di diamante, messa lì per graffiare le orecchie nel corso dell’ascolto».
Il brano vuole trasmettere tanta energia, «un mix tra sensazioni negative e positive, una frenesia» che risucchia l’ascoltatore in un vortice di suoni. «Ci si può immaginare nel mezzo di un mercato affollato, pieno di rumori, così come in una qualsiasi grande stazione all’ora di punta, dove tutti hanno fretta di prendere il proprio treno. Ma può essere anche una grande massa di persone che si divertono e si uniscono. Questo in una qualsiasi parte del mondo, e non per forza al tempo presente».
Una frenesia con un obiettivo preciso. «Folks vuole dipingere senza giudizio le genti, e la frenesia selvaggia di cui siamo capaci come specie».








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