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LUGANOIl lato bello (se esiste) del rifiuto

03.07.24 - 06:30
Lo sguardo di chi vive un rifiuto con maturità e serenità: tutto questo nell'ultimo singolo del gruppo ticinese Scopamare.
Valentina Poncioni
Il lato bello (se esiste) del rifiuto
Lo sguardo di chi vive un rifiuto con maturità e serenità: tutto questo nell'ultimo singolo del gruppo ticinese Scopamare.

LUGANO - Un amore non corrisposto consuma, brucia ed è difficile da dimenticare. Eppure non sempre è un male. Quando si lascia il tempo alla ferita di cicatrizzarsi ecco che, riavvolgendo il nastro, si estrapola, anche da una situazione negativa, qualcosa di buono. Questo in breve il messaggio di “Innamorata”, ultimo singolo del gruppo ticinese Scopamare. Un brano che con una sottile dose di provocazione gioca sui sentimenti respinti tra due persone. 

Ma prima di addentrarci nel singolo cerchiamo di capire con Pierfilippo Baldo (percussionista) le caratteristiche di un collettivo di musicisti emerso dall’unione di diverse idee musicali. «Scopamare nasce da un quartetto che poi si è allargato inglobando altri musicisti. La prima occasione è stata durante un concerto al Foce dove avevamo cinque giorni per produrre qualcosa. Una full immersion che ha creato di fatto il gruppo. Siamo riusciti a produrre sei pezzi. Di questa produzione “Innamorata” è forse il pezzo che ci rappresenta di più perché attinge proprio a questo momento fondativo». Ora al gruppo si sono poi uniti altri componenti per un totale di sette. Il tutto nasce da un luogo, un rifugio: la Sierra, una casa a Melano. «Qui uniamo le forze e facciamo convergere le nostre idee».

A livello musicale come è nato "Innamorata"?
«Tutto è iniziato dal piano e dal sax. Spesso gli input provengono da questi due strumenti. Ma poi se qualcuno vuole proporre qualcosa viene sempre ascoltato. Da questo punto di vista abbiamo creato una bella sinergia. Questo si trasporta anche durante le nostre prove. Non ci sono schemi, ma è tutto molto spontaneo e fluido. Ed è forse la bellezza della musica, no? Riuscire a unire strumenti e parti ritmiche diverse. Riusciamo a dialogare, a formulare e a proporre idee che poi man mano uno e l'altro affinano fino al risultato finale».

Ogni componente del gruppo porta un'idea musicale, con diverse influenze esterne, come riuscite a far convergere il tutto?
«È una domanda molto sottile, in realtà forse non c'è una vera e propria risposta. In linea di massima, ognuno di noi ha un'impronta musicale. Il fatto che le nostre prove siano molto fluide favorisce la comunicazione. Con il tempo e l’esperienza abbiamo affinato questa comunicazione».

Di cosa parla il singolo?
«Il testo parla di un amore non necessariamente corrisposto. Ma sotto una lente nuova. Anche se l’altra persona non prova gli stessi sentimenti, va bene così. Ogni tanto il timore di non essere corrisposti ci frena. Abbiamo paura di amare perché magari andiamo incontro a un rifiuto. È bello anche amare senza aspettarsi nulla in cambio».

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