Marco Giallini: «Impossibile metabolizzare la morte di mia moglie»

L’attore ha raccontato come convive col ricordo della donna, scomparsa all’improvviso 12 anni fa
ROMA - Marco Giallini è andato oltre il dolore provato per la morte improvvisa della moglie Loredana, avvenuta 12 anni fa in seguito a un’emorragia cerebrale, ma non l’ha dimenticato. Ci convive e anzi non intende cancellarlo, come spiegato in un’intervista concessa a “La Confessione”, programma del giornalista Peter Gomez in onda su Nove.
«A dodici anni dalla morte di mia moglie non ho ancora metabolizzato il lutto. Vivo con lei accanto, come Marina con Rocco Schiavone», ha dichiarato l’attore, citando uno dei suoi personaggi più amati. «Un lutto del genere non si può metabolizzare - ha poi continuato l'attore - Ma poi perché lo si deve metabolizzare? Lo metabolizzi, ma poi rimane».
Giallini ha spiegato che tra i suoi rimpianti c’è il fatto che Loredana non abbia potuto vedere il suo successo, dopo aver sostenuto il marito per tanti anni. «Quando avevamo 300 euro in banca, lei, ridendo con le amiche, diceva: 'Io ho fatto un investimento'. Lei diceva che era un investimento perché in qualche modo sapeva che qualcosa avrei combinato», ha spiegato l’attore.
Il rammarico maggiore, però, è ovviamente legato ai figli. «Non voglio far piangere nessuno in televisione, ma insomma per due ragazzini, uno di 5 anni e uno di 12, che stanno andando al mare, una cosa così improvvisa è qualcosa di terribile - ha concluso l’attore -. Questo è terribile per me, è terribile per chi l'ha subito ieri e per chi lo subirà. E speriamo che non succeda più a nessuno, ma è un augurio inutile».



