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Vasco Rossi: «Mio padre un eroe, sarebbe stato orgoglioso di me»

L’uomo è morto prima che il rocker diventasse famoso: «Non capiva che lavoro facessi»
Vasco Rossi: «Mio padre un eroe, sarebbe stato orgoglioso di me»
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Vasco Rossi: «Mio padre un eroe, sarebbe stato orgoglioso di me»
L’uomo è morto prima che il rocker diventasse famoso: «Non capiva che lavoro facessi»
MILANO - Vasco Rossi ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ha ripercorso anche gli inizi della sua carriera nel mondo della musica, iniziata come deejay, ma ha anche raccontato i legami con la sua famiglia. A 20 anni, spie...

MILANO - Vasco Rossi ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ha ripercorso anche gli inizi della sua carriera nel mondo della musica, iniziata come deejay, ma ha anche raccontato i legami con la sua famiglia.

A 20 anni, spiega il rocker 71enne, Vasco aveva «le idee chiare. Fino a 20 anni pensavo si potesse cambiare il sistema, dopo ho costruito un sistema mio. Mi sono inventato un lavoro come disc jockey con la radio private e poi è partita questa avventura delle canzoni. Ho imparato dai cantautori, ma sono stato il primo, assieme a Nannini e Bennato, a usare il linguaggio del rock in italiano».

In quel periodo, Vasco vide anche cambiare i suoi eroi di gioventù. «Gli anni ’70 erano di eroi tipo Che Guevara. Poi io stesso ho cominciato a ridimensionarli. Pensavo che fosse più facile fare l’eroe che andare a lavorare ogni giorno in fabbrica alla Fiat. Allora diventava meno eroe il Che e più eroe mio padre che lavorava e basta».

Il padre di Vasco morì a soli 56 anni: il fatto che non abbia visto il suo successo resta il più grande cruccio dell’artista. «Credo sarebbe stato orgoglioso - continua Vasco -. L’avrebbe vissuta come un riscatto. Doveva volermi bene perché all’inizio non stavo combinando un c…o con un lavoro, il disc jockey, che lui manco capiva cosa fosse».

La madre, invece, quel successo l’ha vissuto e toccato con mano… «I fan hanno iniziato ad andare a casa sua, lei li faceva entrare e mi diceva 'tranquillo, ti vogliono bene'. E io 'mamma, tu mi vuoi bene; loro me ne vogliono fino a che gli piace il disco'. Per fortuna si è presentata solo gente sana e non è successo nulla, ma a un certo punto dovetti far montare un cancello davanti a casa sua».

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