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Tutti i segreti di un duetto mitico che compie 50 anni

LOCARNOTutti i segreti di un duetto mitico che compie 50 anni

22.09.22 - 06:30
Quei 9 minuti di Mina e Battisti raccontati da chi c’era. Gianni Dall’Aglio sarà a Locarno
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Tutti i segreti di un duetto mitico che compie 50 anni
Quei 9 minuti di Mina e Battisti raccontati da chi c’era. Gianni Dall’Aglio sarà a Locarno

LOCARNO - Viene fatto vedere continuamente in televisione. Non esiste puntata monografica o di Techetechetè in cui non venga fatto passare. Su youtube il video ha raccolto finora 6 milioni e 582mila visualizzazioni, quasi 50.000 like, e 3875 commenti. Il duetto Mina- Lucio Battisti nella trasmissione tv Teatro 10 compie 50 anni. Eppure ha ancora la forza di inchiodarti davanti allo schermo nonostante l’abbiamo visto decine di volte. Dura meno di nove minuti, e su quei pochi minuti c’è stato chi, come il giornalista Enrico Casarini, ha perfino scritto un libro (Il duetto Mina Battisti 1972 Teatro 10, edito da Minerva).

Un duetto definito magico, dove in scena - oltre a Mina e Lucio - c’erano anche cinque fedelissimi musicisti di Battisti. Uno di loro è Gianni Dall’Aglio che sabato prossimo sarà al Teatro di Locarno (ore 21.00) per l’evento “Mogol – AnimaLucio”, insieme ad altri due fedelissimi amici di Lucio, il chitarrista Massimo Luca (anche lui presente nel mitico duetto) e il bassista Bob Callero.

Gianni che ricordo hai quella serata?
«Ricordo che Lucio quando ha iniziato a parlare con Mina era molto teso, l’ho capito dal tono della voce e dal suo sguardo. A quel punto l’ho fissato per tutto il tempo senza mai togliere lo sguardo su di lui. Quando è arrivato il mio momento gli ho fatto un break alla batteria, molto forte, sapevo che lui amava queste cose, e infatti si è girato verso di me, i nostri sguardi si sono incrociati e lì c’è stata una forte intesa tra noi due, era il mio modo per dire “Lucio io sono qui, sei come a casa”. Da quel momento l’ho visto cambiato, più sereno, si è ritrovato come in sala di incisione, tra i suoi amici».

Stavate realizzando qualcosa di mitico. Eravate coscienti di questo?
«Per niente. L’ho capito solo a distanza di anni, e oggi rivedendomi mi dico che ‘eravamo proprio bravi’. Lì si è creata una magia, ed è stato possibile grazie alla presenza di due mostri sacri per la prima volta insieme, e grazie al fatto che noi musicisti non abbiamo fatto errori. E pensare che non avevamo nemmeno fatto le prove».

Le uniche prove furono sul treno da Milano a Roma.
«Prendemmo un vagone letto. Le prove le abbiamo fatte lì, durante la tratta Milano-Piacenza. Poi il treno ha iniziato a rallentare e per Lucio era arrivato il momento di andare a dormire. Il giorno dopo, nello studio tv, c’è stata una mini prova abbastanza veloce con Mina. Lei è scappata subito perché doveva andare a truccarsi dato che qualche minuto dopo iniziava la registrazione dello spettacolo. So per certo che Lucio ha raggiunto Mina in camerino per decidere come suddividersi i pezzi e definire gli ultimi dettagli».

A fine duetto c’è stato un lunghissimo applauso. Il pubblico non voleva più smettere. Mina e Lucio erano visibilmente imbarazzati. Purtroppo negli spezzoni che mandano in tv e in quello presente su Youtube, quel lunghissimo momento di euforia viene sempre tagliato. (Nel video allegato, ottenuto da una collezione privata, c'è l'intera esibizione con il momento intero degli applausi).
«Il ruolo del pubblico è stato determinante. Era come se ci fosse quasi un sesto musicista alle nostre spalle. Applaudiva sempre nei momenti giusti, aveva dei tempi musicali perfetti, e gli applausi erano sempre per incitare ad andare avanti, era come se ci dicessero siete bravi. Ho capito che avevamo fatto un ottimo lavoro solo quando mi sono girato verso il pubblico e ho visto l’orchestra della Rai applaudire».

Sabato sarai a Locarno con lo spettacolo “Mogol – AnimaLucio”. Che cosa porterai in scena.
«È una reunion di tre musicisti storici di Lucio Battisti. Creeremo le stesse atmosfere battistiane di quando eravamo in studio assieme a lui. Questo progetto nasce per portare -attraverso la nostra presenza – un pezzo di Lucio sul palco».

Cosa ti porti di Lucio addosso?
«A livello musicale la sua creatività, e l’alchimia che nasceva con noi. Gli arrangiamenti li creava direttamente in sala di incisione ed era molto contento di ascoltare le nostre proposte. A livello umano la sua simpatia, la sua ironia. MI mancano le battute in romanesco, il suo “beccateve sto pezzo nuovo” e poi veniva fuori una canzone come “Il mio canto libero”. Mi prendeva bonariamente in giro sul fatto che venissi da Mantova, mi diceva sempre “ma ‘ndo sta Mantova”. Era impenetrabile nella vita privata, ma quando si era in studio diventava un tipo semplice, e solo in poche occasioni ha raccontato aneddoti della vita privata».

Che ne pensi di Grazia Letizia Veronesi, la vedeva di Battisti, e del suo atteggiamento severamente restrittivo e protezionistico dell’immagine della musica di Battisti?
«Non è mia abitudine giudicare le scelte degli altri. Posso solo dire che Battisti era molto geloso delle sue opere. Penso che oggi resterebbe basito ad entrare in un pianobar e sentire che qualcuno stia cantando su delle basi registrate una sua canzone». 

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