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ZURIGO
29.09.2021 - 19:550

Paolo Sorrentino allo ZFF: «Non ho uno stile vero e proprio»

La sua firma è «dettata piuttosto dal ritmo lento, ma non lentissimo» per cui molti lo rimproverano, ha raccontato

ZURIGO - Lo Zurich Film Festival (ZFF) dedica quest'anno la sua retrospettiva al regista italiano Paolo Sorrentino, che per l'occasione riceve anche il premio alla carriera "A tribute to... Award". Nel pomeriggio ha inoltre tenuto una Masterclass.

Sorrentino, classe 1970, ha ricevuto il riconoscimento in occasione della Gala Premiere in apertura della proiezione del suo ultimo film "È stata la mano di Dio".

Il regista napoletano non necessita di presentazioni, soprattutto dopo l'Oscar per il miglior film in lingua straniera con "La grande bellezza" nel 2014. Ma forse pochi sanno che la sua voglia di fare cinema è nata proprio da una tragedia familiare e dal rimanere orfano quando era soltanto sedicenne: il tema principale del suo ultimo film.

Lo ZFF gli dedica una retrospettiva con una selezione film, tra cui "La grande bellezza" nonché la serie televisiva "The Young Pope" che vede come protagonista Jude Law, «un papa bello, buono e americano» suggeritogli dalla moglie, ha affermato Sorrentino.

«Non penso di avere uno stile»

Questo pomeriggio, in occasione del suo passaggio a Zurigo, Sorrentino ha dato una Masterclass in italiano - una prima per lo ZFF - dove ha risposto alle domande del direttore del festival Christian Jungen.

Noto alla critica per il suo stile esuberante, il regista napoletano afferma in realtà di «non avere uno stile» vero e proprio ma di avere uno stile adeguato a ciò che racconta. La sua firma è «dettata piuttosto dal ritmo lento, ma non lentissimo» per cui molti lo rimproverano. «Ma è colpa degli altri perché loro vanno troppo di fretta», afferma ridendo.

Personaggio che si annoia facilmente, Sorrentino ha trovato nel cinema la diversità che fa al caso suo; e in cui si può occupare di tutto, dalla scenografia ai costumi. Ma come lavora? «Mi piace molto stare a casa a scrivere», risponde a Jungen. Aggiungendo: «Di solito non mi diverto molto durante le riprese».

Premio alla carriera

Uno degli ultimi importanti riconoscimenti che il regista napoletano ha ottenuto è senza dubbio il Leone d'argento - Gran premio della giuria alla 78esima Mostra del cinema di Venezia qualche settimana fa proprio per «È stata la mano di Dio», un film descritto come molto personale.

Interrogato durante la Masterclass sul premio alla carriera che gli conferisce lo ZFF, Sorrentino afferma di essere onorato, ma di considerarsi ancora fra i registi italiani giovani e di sperare quindi di riceverne un altro in futuro.

Della Svizzera Sorrentino dice «mi piace tantissimo, non è una nazione che vive di cocktail, è perfetta per me. Vorrei entrare nella casa di ognuno e vedere i panni sporchi», ai problemi che la gente ha e che non condivide con gli altri. Alcuni suoi film sono stati girati anche in Svizzera tra cui "Le conseguenze dell'amore" (2004), ambientato in un albergo di Lugano.

Non solo cinema in italiano e con attori italiani: il regista ha fatto anche esperienza con attori di Hollywood che descrive come «meravigliosa e formativa», precisando che «lavorare con attori bravi motiva». Tra questi cita Sean Penn che ha il ruolo di protagonista in "This must be the place" (2011).

Spesso comparato a Federico Fellini, Sorrentino risponde che è «irriverente, sbagliato ma ne è lusingato».

La grande bellezza

Parlando di "La grande bellezza", Sorrentino sottolinea che «è stato divertentissimo fare questo film ma molto stancante». Un film emblematico dello stile di Sorrentino, con una grande quantità di musica e un ambiente festaiolo.

Far concorrere questo film per l'Oscar ha necessitato una larga «campagna di cocktail e cene per promuoverlo», la parte del lavoro che Sorrentino ritiene meno divertente. Ma per finire ne è valsa la pena.

Il regista afferma che attorno al 2013 in Italia «c'era una sorta di strampalato ritrovato edonismo con reportage continui di immagini festaiole». Ed è proprio questa la storia che ha voluto raccontare attraverso il personaggio di Jep Gambardella. Sorrentino cita in particolare «i contrasti tra la bellezza di Roma e l'indecenza, tra sacro e profano».

I personaggi adulti messi in scena dal regista sono «attraversati da un filo comune, hanno vissuto tanto e sono disillusi nei confronti della vita». Jep è uno di questi, afferma aggiungendo che «lo stupore e la meraviglia si affievoliscono nel corso degli anni».

Ad interpretare Jep è Toni Servillo, attore feticcio che ha collaborato con Sorrentino in diversi film. Un rapporto fraterno li lega, è infatti anche nel cast del suo ultimo film dove è il padre del protagonista.

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