La soggezione che incute un presidente: Bill Clinton «aveva un fascino letale e ne ero intossicata»
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Monica Lewinsky alla presentazione di "Impeachment: American Crime Story".
STATI UNITI
09.09.2021 - 09:300

La soggezione che incute un presidente: Bill Clinton «aveva un fascino letale e ne ero intossicata»

Monica Lewinsky, oggi produttrice di "Impeachment: American Crime Story", ricorda i suoi giorni alla Casa Bianca

LOS ANGELES - Il magazine People ha intervistato Monica Lewinsky in occasione della pubblicazione di "Impeachment: American Crime Story", la serie tv di cui è produttrice e che è tratta dallo scandalo sessuale che l'ha vista protagonista insieme al presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.

L'inquilino della Casa Bianca affrontò un processo per impeachment e ne uscì, mentre l'allora stagista fu un massacrata dall'opinione pubblica (People ricorda che il New York Times la definì «predatrice dal sangue caldo»). Lewinsky ricorda che, «nei primi anni dopo lo scandalo, sono scappata e sono andata alla scuola di specializzazione e ho pensato, andrò in un altro paese per ottenere un master e trovare un lavoro. Mi sposerò e avrò dei figli e tutti dimenticheranno quella Monica Lewinsky. Ma non ha funzionato».

Con il passare del tempo l'oggi 48enne ha trovato il coraggio di rivendicare la sua storia e di mettere in luce la differenza sostanziale che sussisteva «tra l'uomo più potente del mondo e una stagista non pagata con meno della metà dei suoi anni». Questo è uno dei temi chiave della serie, aggiunge Lewinsky, che torna con la memoria ai suoi giorni a Washington. «Per me, a 22 anni c'era questa combinazione tra la soggezione di essere alla Casa Bianca, la soggezione della presidenza e la soggezione di quest'uomo che aveva un'energia e un carisma incredibili» e che «prestava attenzione a me» Monica ammette: «Ero innamorata di lui, come molti altri. Aveva un fascino letale e ne ero intossicata».

Quello che è successo a lei non è così inusuale, pensa. «Penso che ci siano molte persone che potrebbero trovarsi in queste situazioni. Potrebbe essere un professore o un capo, il tuo supervisore diretto al tuo primo lavoro. Pensiamo di essere sulla terraferma nei nostri primi vent'anni e tuttavia siamo davvero su queste sabbie mobili».

Oggi Monica Lewinsky non ha bisogno che Bill Clinton le chieda scusa. «Se mi fosse stato chiesto cinque anni fa, ci sarebbe stata una parte di me che avrebbe aveva bisogno di qualcosa, che voleva ancora qualcosa. Un senso di chiusura o forse di comprensione». Mentre ora, conclude, «mi sento incredibilmente grata di non aver bisogno di niente di tutto ciò».

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