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Malcolm McDowell ricorda "Arancia meccanica", uscito 50 anni fa.
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16.05.2021 - 14:300

McDowell e "Arancia meccanica": «Mi ha dato grande fama ma mi ha segnato»

L'attore ricorda il film di Kubrick, uscito 50 anni fa

LONDRA - Ci sono dei ruoli cinematografici che segnano in modo più o meno indelebile un attore o un'attrice. Linda Blair resterà per sempre legata a "L'esorcista", così come è impossibile scindere il nome di Maria Schneider da "Ultimo tango a Parigi" e dallo scandalo che travolse il film, nonostante nella sua carriera abbia recitato in grandi film (come "Professione: reporter").

Anche Malcolm McDowell ha rischiato di essere etichettato come "quello di Arancia Meccanica", nonostante una carriera molto ricca di ruoli interessanti. «Per me è stato un’arma a doppio taglio: mi ha dato grande fama ma mi ha segnato» ha dichiarato il 77enne al Corriere della Sera. «Mi venivano offerti sempre personaggi simili. Tuttavia sono stato fortunato, ho girato un centinaio di film, molte serie tv, e via via sono riuscito ad allontanarmi da lui».

Il film, che quest'anno compie 50 anni, è controverso e per molti scandaloso, ma ha un suo posto ben preciso nella storia del cinema. Così come il suo regista, Stanley Kubrick. McDowell interpretava il protagonista Alex DeLarge: «Più che Alex ho amato Kubrick. Un vero genio anche se, mentre lavoravo con lui, non me ne rendevo conto. Mi aveva chiesto di partecipare al processo creativo scrivendo delle mie battute e improvvisando. In lui c’era una vena di humour grottesco, per il resto sul set era molto misurato, non alzava mai la voce e trattava la troupe con rispetto. Ma lo infastidivano le regole sindacali, non capiva perché a un certo punto tutti se ne andassero a casa mentre lui sarebbe rimasto all’infinito. Richiedeva molto agli attori, era anche duro».

Nella famosa scena della "cura Ludovico" l'attore ebbe anche delle conseguenze fisiche: le mollette applicate agli occhi «mi hanno causato una lesione della retina. Lì per lì non sentivo niente perché mi facevano l’anestesia, ma quando l’effetto scompariva, il dolore era terribile. Ma sapevo che Stanley non lo faceva per sadismo ma far passare il suo punto di vista».

La violenza mostrata nella pellicola scioccò i critici e le platee. «Era una violenza psicologica e filosofica. Molto diversa da quella che vediamo nei film oggi. Io ho cinque figli, l’hanno visto per curiosità verso di me, ma dopo i massacri di Columbine e le stragi terroristiche, non fa più così effetto. Però la violenza di stato di cui Alex è vittima è stata profetica di tante violenze legalizzate». Un film che McDowell non riguarda più ma che ha segnato un'epoca, e non solo al cinema. «Tutti abbiamo pagato il nostro prezzo, Kubrick e la sua famiglia sono stati minacciati. Ai tempi giravano per Londra degli hooligan vestiti come Alex e i suoi compagni. Era una situazione abbastanza paurosa».


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