Bello, ricco e di talento: la verità sul caso Joël Dicker

È lo scrittore svizzero più famoso del momento. Ha affascinato perfino Hollywood. E intanto lui costruisce il suo impero

di Redazione
Simona Gautieri


AFP

«Un buon libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da una emozione potente: deve pensare soltanto a tutte le parole che ha appena letto...» Un saggio consiglio su come poter diventare uno scrittore di successo dato dal personaggio Harry Quebert ma che riassumono alla perfezione la filosofia di pensiero del suo autore, Joël Dicker, scrittore svizzero di fama internazionale. Sono quasi dieci anni che i suoi libri, appena pubblicati, diventano best seller se non, come per “La verità sul caso di Harry Quebert”, una serie tv venduta in tutto il mondo.

Un po' attore, un po' avvocato - Nato il 16 giugno 1985 a Ginevra, figlio di un insegnante di francese e di una bibliotecaria, oltre che pronipote dell’avvocato e politico dell’estrema sinistra Jacques Dicker, ha frequentato il Collège Madame de Stael. All’età di 19 anni, appassionato di cinema e teatro, inizia a frequentare le lezioni di recitazione alla Drama School in Cours Florent a Parigi ma scopre che la recitazione non è scritto nel suo destino. Fa quindi ritorno a Ginevra dove si laurea in legge nel 2010, ma neanche l’esercizio della professione forense, sulle orme del suo celebre avo, sembra attirarlo tanto quanto la scrittura. Risale al 2005 la pubblicazione del suo primo racconto intitolato ‘La tigre’ in cui viene descritta la caccia a una sanguinaria tigre da parte del giovane Ivan Levovic che trova così riscatto da una vita di miseria e frustrazione.

L'esordio letterario - Il suo primo vero romanzo, però, lo scrive nel 2009: ‘Gli ultimi giorni dei nostri padri’, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, narra le vicende di un gruppo di giovani impegnati in una missione segreta. Il romanzo però verrà rifiutato da diverse case editrici. Le cose per Dicker cominciano a cambiare nel 2010 quando il suo libro d’esordio vince il Prix Genovois des Escrivains, prestigioso premio assegnato ogni quattro anni alle migliori opere inedite. Vladimir Dimitrijevic, titolare della casa editrice L’Âge d'Homme, decide di puntare sul giovane e promettente scrittore. Come però accade spesso nei libri di Dicker, un evento sfortunato sembra sparigliare nuovamente tutte le carte: Dimitrijevic muore in un drammatico incidente automobilistico e il progetto di pubblicazione viene abbandonato.

Arriva la fama e il cinema - L’incontro con la fama è però solo temporaneamente rimandato: nel 2011 il romanzo viene pubblicato con buon successo ma sarà il 2012 a sancire il successo internazionale dello scrittore svizzero. Il suo secondo romanzo ‘La verità sul caso Harry Quebert’, vende oltre 5 milioni di copie, viene tradotto in ben 40 lingue e vince il Grand Prix du roman de l’Acadèmie française. Dal romanzo viene poi tratta la mini serie tv di successo con Patrick Dempsey nel ruolo del protagonista. La verità sul caso Harry Quebert è un thriller ambientato nel New Hampshire e narra del rapporto tra Marcus Goldman, giovane scrittore di successo alle prese con un blocco creativo, e il suo mentore ed ex professore Harry Quebert, famosissimo autore del manoscritto ‘Le origini del Male’. Fedele al suo stile letterario, Dicker abbozza una storia all’apparenza semplice per poi introdurre nuovi elementi e personaggi destinati a dimostrare che la realtà non è così lineare come appare. Quebert, infatti, ha diversi scheletri nell’armadio ed è stato coinvolto, anni addietro, in una scandalosa relazione con una quindicenne poi trovata morta nel bosco. Dipanare la matassa di intrighi e pettegolezzi della piccola città di provincia non sarà affatto semplice per il lettore.


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La cotta letteraria - Dalla pubblicazione del libro, la carriera di Joël Dicker non si è più arrestata e il giovane scrittore elvetico ha inanellato un successo dopo l’altro: ‘Il libro dei Baltimore’, pubblicato nel 2015, è una sorta di spin-off del precedente, in cui lo stesso Marcus Goldman parla dei due rami della propria famiglia il cui equilibrio è stato sconvolto da un drammatico evento che viene chiamata la Tragedia. Anche nel romanzo ‘La scomparsa di Stephanie Mailer’, pubblicato nel 2018, l’apparente risoluzione di un caso di omicidio si rivelerà falsata da una serie di bugie che emergeranno durante la narrazione che procede su due diversi piani temporali: una ambientata nel 1994 e un’altra ai giorni nostri. L’ultimo romanzo di Dicker è ‘L’Enigma della camera 622’, la cui pubblicazione, lo scorso anno, ha subito un ritardo a causa della pandemia: narra di un omicidio avvenuto in un lussuoso hotel nelle Alpi svizzere ma è anche una riflessione sull’essere scrittori e sul rapporto di questi ultimi con il proprio editore. E’ lo stesso autore, in più di una intervista, ad aver fatto risalire a una cotta adolescenziale per la scrittrice Marguerite Yourcenar, e la successiva scoperta dei romanzieri russi, la volontà di diventare uno scrittore mentre la propria formazione teatrale e cinematografica viene espressa nell’abbondante uso di flash back e cambi di prospettiva, analogamente a un cambio di inquadratura, che portano il lettore a osservare la storia raccontata dal punto di vista dei vari personaggi.

Scrittura furba - La scrittura di Dicker è agile, snella, alcuni critici la definiscono ‘furba’: lo scrittore sa come attanagliare l’attenzione del lettore fornendogli tutti gli elementi per risolvere, in maniera apparentemente semplice, il mistero che aleggia tra le pagine del romanzo per poi ribaltare all’improvviso tutte le certezze acquisite. Un meccanismo ben congegnato di continui rimandi a episodi passati che si intrecciano con la realtà presente e in cui la verità espressa da un personaggio sembra in totale antitesi con quanto detto da un altro. Chi immagina però che Joel Dicker proceda in maniera schematica e razionale nella stesura dei propri romanzi, viene smentito dallo stesso autore che, in diverse interviste, ha invece affermato come «C’è una grande parte di improvvisazione nel mio lavoro. Inizio sulla base della prima idea che mi viene in mente, senza farmi troppe domande.


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Joel Dicker, insieme all'attore Patrick Dempsey, all'attrice Kristine Froseth, il regista Jean-Jacques Annaud e l'attore Ben Schnetzer alla prima della proiezione del film 'La verità sul caso Harry Quebert' al Festival di Cannes

Ed è il lavoro attorno a questa idea che fa scattare il romanzo». E ancora: «Lavoro senza pianificazione ed è appunto perché non so dove sto andando che posso, per un certo verso, testare se il filo della storia resta avvincente per me. Per assicurarmi che la storia sia coinvolgente devo essere il primo a sentire la suspense, altrimenti non funziona». D’altra parte, è proprio la bravura a creare questa tensione a rendere la sua scrittura così apprezzata: il caso sembra a un passo dalla risoluzione per poi tornare, nel giro di poche righe, al punto di partenza.

Modesto e poco social - E’ di pochi giorni fa la notizia, data dallo stesso Joël Dicker tramite un video pubblicato sul proprio profilo Instagram, di aver intrapreso la progettazione di una propria casa editrice che dovrebbe vedere la luce all’inizio del prossimo anno e la cui diffusione è affidata a Interforum, una filiale del Gruppo Edits. «È con grande emozione-ha detto lo scrittore- che vi annuncio la mia partenza dalle Editions de Fallois. Dopo dieci anni trascorsi in questa casa e tre anni dopo la scomparsa di Bernand de Fallois, al quale devo tutto, ho deciso di lasciare le Editions de Fallois alla fine di questo anno 2021».

La carriera di Joël Dicker sembra in continua ascesa ma, come lo stesso scrittore ama sottolineare, è stata costruita con sacrificio e duro lavoro. Prima di diventare un autore di successo, infatti, si vide rifiutare ben cinque manoscritti. «Mi sono fatto molte domande in proposito- dice Dicker-e una delle prime cose che mi vengono in mente è che sono più numerosi i libri che mi sono stati rifiutati di quelli che mi sono stati pubblicati. Quindi mi chiedo se sono più importante dal momento in cui i miei libri sono stati pubblicati e la gente mi riconosce per strada o ero già un autore? Sono più importante io che ho pubblicato o è più importante un qualsiasi passante che ha scritto ma non ha pubblicato nulla?». Che sia una modestia di facciata o un reale sentimento di umiltà, nato da una dura gavetta, non è dato sapere anche se, rimane il fatto, che pur essendo giovane, ricco e affascinante, Joël Dicker non usa far sfoggio di sé neanche sui social network utilizzati solo per promuovere il proprio lavoro di scrittore. Gelosissimo anche della sua vita privata, si sa che è sposato con la canadese di Montreal, di origine greca, Costance Goulakos, di professione psicologa, alla quale rivolge pubbliche parole d’amore: «L’amore è la sola cosa importante nella vita. Quando moriamo cosa lasciamo dietro di noi? L’amore che abbiamo dato. Vivere con Constance da significato alla mia vita».

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