Un Sanremo senza pubblico... «per i cantanti è indifferente»
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MENDRISIO
01.03.2021 - 06:000
Aggiornamento : 10:04

Un Sanremo senza pubblico... «per i cantanti è indifferente»

Domani sera parte il 61esimo Festival di Sanremo.

Su quel palco ci è salito cinque volte anche il nostro Paolo Meneguzzi, che qui ricorda quella volta in auto con Baudo ad ascoltare la sua canzone.

di Redazione
Serena Perrone

MENDRISIO - «Quella volta in auto con Baudo ad ascoltare la mia canzone»
Paolo Meneguzzi, classe 1976, originario di Stabio, ottiene il suo primo riconoscimento nel 1996 con la vincita del Festival di Viña del Mar in Cile. Il debutto tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo risale invece al 2001. Dal 2015 dirige la scuola artistica PopMusicSchool.

Quest’anno Sanremo sarà senza spettatori. Che effetto avrà sui cantanti in gara?

«Il pubblico dell'Ariston è indifferente e inutile per gli artisti, conta solo l’aspetto e l’importanza del programma televisivo. Capisco invece che un comico possa avere una percezione diversa, perché senza il ritorno della platea potrebbe essere costretto a cambiare lo spettacolo».  

I Festival degli ultimi anni presentano delle differenze rispetto a quando hai partecipato tu?

«Secondo me si è perso l’interesse nei confronti della canzone virandolo verso gli artisti, indipendentemente dal brano presentato. Al contrario, Pippo Baudo ha sempre rispettato “la canzone italiana” perché era molto attento al brano. Ricordo che quando presentai “Musica” nel 2007 trascorsi due pomeriggi in Sicilia con lui ad ascoltare il mio pezzo. Nonostante ai tempi fossi un personaggio “mainstream”, Baudo voleva sincerarsi della qualità della mia proposta».

Cosa significa gestire la tua PopMusicSchool in questo periodo?

«È una scuola composta prevalentemente da ragazzi con meno di 16 anni e per questa fascia di età l’utilizzo della mascherina non è obbligatorio, anche se lo consigliamo. Il problema si pone per i corsi per adulti che si devono svolgere con un massimo di 5 persone. Di conseguenza, siamo costretti a dividere le lezioni con 30 partecipanti in 7 gruppi diversi, il che comporta un aumento considerevole dei costi».

Di cosa ti occupi in particolare?

«Siamo nati come una semplice scuola di musica, mentre oggi offriamo anche corsi di danza e teatro: un vero e proprio percorso multidisciplinare. Oltre a ciò, operiamo come agenzia e produttori sia di artisti, sia di spettacoli teatrali. Sono poi orgoglioso di annunciare che nel 2022 uscirà il nostro primo film sostenuto dalla Confederazione. Si tratta di un progetto volto al sostegno dei talenti ticinesi».

Un’anticipazione?

«Ha lo scopo di descrivere il dietro le quinte della vita di un giovane artista. L’intento è quello di illustrare gli abusi e le forzature con cui spesso è confrontato chi entra nel mondo della musica. I cantanti devono infatti accettare dei compromessi che ledono la loro identità. La giovane età sicuramente non aiuta, poiché gli emergenti non sono coscienti del fatto che gli obblighi cui devono sottostare possono rappresentare un abuso artistico. Se ne parla molto in relazione al K-pop coreano, ma in realtà succede anche alle nostre latitudini».

I talent sono responsabili di questo meccanismo?

«Io credo che le regole le detta l’individuo. Dal momento che una persona decide di partecipare a un talent, ne accetta anche le conseguenze come le manipolazioni o il fatto di dover svelare aspetti della vita privata. Con i nostri giovani cerchiamo di essere il più sinceri possibile, illustrando loro tutte le opportunità, tra cui anche i talent. Cerchiamo di individuare chi può essere più adatto a intraprendere questo tipo di percorso, mentre agli altri consigliamo strade meno invasive».

“Musica” dall'Ariston alla vetta della hit
Il Festival della canzone italiana ha accompagnato Paolo Meneguzzi durante gli anni di maggior successo della sua carriera. Nel 2004 debutta tra i Big con il brano “Guardami negli occhi (prego)”, qualificandosi al quarto posto. La sesta posizione ottenuta con “Musica” è ancora oggi un risultato speciale nel cuore del cantautore originario di Stabio: «Sicuramente nel 2007 ero più pronto dal punto di vista artistico. La canzone era indubbiamente molto forte e mi sono sentito sostenuto dalla casa discografica, dalla Rai e dal conduttore Pippo Baudo». L’approvazione del presentatore si può notare anche dalla scelta di far esibire Meneguzzi per primo, nel momento di massima esposizione. Pablo, vero nome dell’artista, ricorda in particolare le prove in teatro con i giornalisti: «In quell’occasione si comprende esattamente qual è il ritorno emozionale del brano. Su “Musica” eravamo tutti d’accordo, compresa la stampa».

 

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