Re-count
Omar Bernasconi e la copertina di “Two-Thirds”
CANTONE
18.05.2020 - 06:000

Re-count: se l'evoluzione musicale non si può fermare

Il nuovo EP “Two-thirds” è una svolta radicale, ma organica, rispetto al passato: «Ogni brano ha una storia tutta sua»

LUGANO - Dopo 5 anni di silenzio è tornato a suonare Re-count, progetto musicale lanciato e capitanato dal luganese Omar Bernasconi. Da sempre aperto alle contaminazioni, e partito come elettronica pura e trip-hop, si è trasformato in maniera sorprendente, come mostra l'ultimo EP “Two-thirds” disponibile da poco in digitale.

Omar, è passato un po' dall'ultimo disco, cosa è cambiato per te?

In effetti è dal 2013 che non pubblico più nulla come Re-count. Ho fatto altre cose, sì, ma devo dire che da quando alla fine di quell'anno è nato mio figlio Sydney (che è sulla copertina dell'EP, ndr.) è cambiato davvero tutto. E per il meglio! Ho quindi deciso di impiegare la maggior parte delle mie energie per (e con) lui. E ne sono felicissimo.

"Two-Thirds" è un bello stacco dal passato, ci sono canzoni strutturate, voci, strumenti... Come mai?

Tutto parte da una collaborazione con Gioacchino Balistrieri iniziata nel 2015. Lui è un musicista, polistrumentista e autore di colonne sonore. La sua presenza ha stimolato una mia voglia di evoluzione che già c'era. L'idea di "dar voce" ai brani è stata una conseguenza logica: e qui entra in gioco Michela Domenici, cantante splendida, versatile e ottima scrittrice! I pezzi sono frutto del dialogo fra noi tre, ogni brano ha una storia tutta sua.

C'è musica nuova che ti piace? Cosa ascolti di questi tempi? 

Durante gli ultimi anni ho allentato la presa, per quanto riguarda l’ ascolto e l’ acquisto di musica nuova. A volte mi capita di sentire qualcosa di interessante, ma trovo che stiamo vivendo un periodo un po' piatto e troppo conforme. Insomma, brani senza cuore e in cerca di una gloria (e un successo) che non arriverà.

Io quindi mi rifugio in quella musica che ancora mi comunica qualcosa, che mi emoziona, che mi vuole bene, anche dopo molti anni. Occorre tornare a capire questa arte e quello che può darci, dedicandole più tempo, studio ed energia, utilizzandola non solo come sottofondo ed evitando di crearla con lo “stampino”.

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