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LUGANO
05.03.2020 - 06:000

Panariello arriva a Lugano e si racconta in un'intervista: «I 60 anni non mi fanno paura»

«Mi ricordo quando quella volta che in Svizzera abbiamo preso una multa... nei pressi di un bancomat!».

L'appuntamento con il comico toscano è previsto il 25 marzo al Palazzo dei Congressi.

LUGANO - Giorgio Panariello sarà al Palazzo dei Congressi di Lugano il 25 marzo. Dopo aver conquistato le platee di tutta Italia accanto agli amici di sempre Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni, il comico toscano si prepara infatti a tornare con lo spettacolo "La favola mia", un one man show unico in pieno stile “Panariello”. Per l'occasione l'abbiamo intervistato. 

Che tipo di spettacolo vedremo a Lugano? 
«Sarà una specie di backstage della mia carriera. Racconterò la storia di un ragazzo di periferia, pieno di ambizione e voglia di fare, partito con una valigia piena di sogni e di speranze, che se n’è andato in giro per l’Italia e in qualche modo ce l’ha fatta. Narrerò di come sono nati i personaggi, e cosa stavo facendo in quel periodo. In pratica racconto la mia vita, con le cose belle, ma anche episodi brutti, perché questa è la vita. Ovviamente ci sarà da ridere. Mentre stavo scrivendo lo spettacolo con gli autori, mi sono accorto che era più facile trovare motivi divertenti negli episodi veramente vissuti che non in quelli fantasiosi». 

Come mai questo titolo? Un richiamo a Renato Zero? 
«Esatto, ho ripreso il titolo da una splendida canzone di Renato Zero, quasi come a chiudere un cerchio. Con la sua imitazione ho cominciato quest’avventura nel mondo dello spettacolo, e quindi voglio celebrare i 30 anni di carriera, e i 60 di età tributando il dovuto ringraziamento a Renato». 

Nel 2020 compirà 60 anni… un traguardo importante. Come lo vive? 
«Sono tra quelli che pensano che l’età percepita sia quella che conta. Ma gli acciacchi ce li ho anche io. Quando ho visto la densità delle date della tournée un pochino mi sono spaventato. Non sono ancora da considerare anziano; sono maturo, mettiamola così. Questa maturità la metto anche a disposizione del pubblico: fino a qualche anno fa c’era forse un po’ di timore nei confronti della gente. Mentre ora, con il dovuto rispetto, mi sento più pronto e con un repertorio talmente ampio di esperienza che fa sì che io sia più tranquillo, e convinto che lo spettacolo sarà andrà meglio man mano si prosegue con l’età. Non sono spaventato dai 60 anni, la vivo così, vediamo che succede». 

Oggi è più difficile far ridere il pubblico, rispetto a qualche anno fa?
«Sicuramente. Ad esempio negli anni ‘60 potevi fare delle battute che oggi non sono ammissibili. Bisogna fare molta attenzione, anche e soprattutto con i social network: la battuta sulla donna magra non va bene, quella sulla donna grassa nemmeno,... Mi ricordo di quando facevamo “Torno Sabato”, il lunedì già avevamo scritto alcuni testi, e arrivavamo il sabato che poche persone avevano toccato quell’argomento. Adesso se scrivi una battuta il lunedì, il martedì mattina già non è più buona, perché è già accaduto il contrario di tutto. Ci sono talmente tanti programmi con dei comici che è difficile arrivare sul palco con una battuta che non sia già obsoleta». 

Ha accennato ai social network, che rapporto ha con questa tecnologia? 
«Ci convivo. Non sono molto “social”, non sono tutto il giorno attaccato al cellulare, come fanno tanti. Mi ci diverto, ma non ne faccio un motivo di ansia se non ho niente da postare. Sono un po’ umorale: ci sono dei periodi in cui magari sento di dover dire qualcosa in particolare, o postare foto particolari, ma in altri periodi, quando sono preso da altre cose, seguo meno. Però credo sia necessario averli, nel bene e nel male. Creano dei mostri ma possono essere di grande utilità». 

È nell’ultimo album di Enrico Nigiotti. Com’è andata questa esperienza? 
«Un giorno mi ha chiamato e mi ha detto “Ciao, sono Enrico Nigiotti, sto scrivendo questa canzone e mi piacerebbe molto che la recitassi tu, magari con la voce un po’ da ubriaco”.  Non so se mi abbia preso per un alcolizzato (ride), ma ho subito accettato. Lo avevo già sentito a X-Factor, e ne avevo capito la potenzialità. E poi è di Livorno, toscano come me. Così è nata la collaborazione. Dal punto di vista artistico queste contaminazioni sono fantastiche, e quando ne ho la possibilità, partecipo sempre. Non dico mai di no quando mi chiedono di salire sul palco ai concerti, come ho fatto a quello di Biagio Antonacci o dei Negramaro, o ancora a quello di Renato Zero». 

Quanto conosce la Svizzera?
«Poco, anche perché non vengo spesso, tranne che per gli spettacoli. I primi tempi, quando uscivo dalla Toscana, per me era già andare all’estero, quindi figuriamoci arrivare in Svizzera. Mi ricordo con piacere un episodio divertente, che sul momento non era stato affatto divertente. Stavamo tornando da uno spettacolo in Svizzera tedesca, e guidava un ragazzo che ci accompagnava. Ad un certo punto ci ha fermato la polizia perché andavamo troppo veloce, e ci ha fatto una multa. Ho detto loro che non avevamo contanti e la risposta dell’agente fu: «Lì c’è un bancomat». In pratica loro si erano appostati in un luogo dove non potevi dire di non avere soldi per pagare. Questa cosa è meravigliosa e me la ricordo ancora adesso».

Programmi per il futuro? 
«Attualmente sto cercando di capire questo spettacolo dove mi porterà, perché è sempre in working progress. Poi magari chissà, come è già accaduto, questo spettacolo potrà diventare uno show televisivo, o ancora continuare per anni, non lo so. Poi ovviamente c’è la televisione: mi auguro di tornare in tv con una fiction su Rai1, poi cinema,... insomma, le cose sono tante. Per il momento la mia testa resta al teatro».

Info e ticket: biglietteria.ch

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