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23.01.2020 - 07:000
Aggiornamento : 14:01

Da Junior Cally fino a Battisti: canzoni sessiste e cattive canzoni

La polemica ai brani del rapper a Sanremo non è la prima (e non sarà l'ultima), una breve storia del costante battibecco fra musica e morale

di Redazione

SANREMO - Chissà cosa direbbe il presidente della Rai Marcello Foa se sentisse un brano urlato con queste strofe: «e quando a letto lui ti chiederà di più, tu glielo concederai perché tu fai così, come sai fingere se ti fa comodo. E adesso spogliati come sai fare tu, ma non illuderti, io non ci casco più, tu mi rimpiangerai, bella senz'anima». 

È uno dei primi successi di Riccardo Cocciante, siamo nel 1974 ma è probabile che una canzone come questa – che fu un successo mondiale – oggi attirerebbe critiche di sessismo, indignazione popolare e la richiesta di esclusione da parte del presidente della Rai da manifestazioni canore.

È quello che succede proprio in questi giorni con le polemiche legate al polverone suscitato dall’ammissione a Sanremo del rapper Junior Cally, reo di avere nel suo repertorio brani duri e giudicati sessisti. In particolare Strega, un brano di due anni fa, è la pietra dello scandalo («Si chiama Gioia perché fa la tr..a. Questa non sa cosa dice, porca tr..a quanto c...o chiacchiera. L'ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C'ho rivestito la maschera», brano lanciato con un video in cui si vede una donna legata a una sedia, con un sacchetto in testa, e lui che rappa davanti a lei, con una maschera antigas).

Non è la prima volta che i testi dei rapper creano scandalo, si pensi a Sferaebbasta con in particolare il pezzo “Hey tipa” (« ‘ste puttane da backstage sono luride, che simpaticone! vogliono un ca... che non ride, sono scorcia-troie») e a Fabri Fibra con due rap contestati: “Su le mani” (del 2006) che arriva a citare Pacciani e «Venerdì 17» (del 2004) in cui descrive lo stupro e l’assassinio di una bambina. La morale però è oscillante.

Se l’etica è eterna, la morale è un pendolo e quello che ieri piaceva oggi scandalizza e viceversa. Se sia (finto) buonismo, eccesso di zelo, paura del politically "scorrect" o un passo verso la civiltà lo diranno i tempi. Una cosa però è certa: la censura va e viene, cambia e si aggiorna per poi tornare diversa da sempre.

La stessa “Bella senz’anima” di cui sopra conteneva l’esplicito verso “e quando a letto lui / ti chiederà di più”, che passato al barrique diventò per un certo periodo: «e quando un giorno lui / ti chiederà di più».

Perfino Lucio Battisti entrò nelle maglie della censura per il brano “Dio mio no” in cui si ascolta: «Dopo aver mangiato la frutta / si alza e chiede dove c’è il letto / poi scompare dietro la porta la sento mi chiama / la vedo in pigiama». Il ritornello: «Dio mio no / dimmi solo che verrà». La scena rappresenta, come ha ricordato l’autore del testo Mogol, il ribaltamento dello stereotipo dove è la donna che “aggredisce” sessualmente l’uomo. 

Se però oggi i rapper fanno scandalo e si urla al sessismo, nessuno aprì bocca quando Marcella Bella in “Miao” invocava sensuale: «Violentami violentami violentami miao», né quando Jo Squillo osava cantare "Violentami sul metrò". Ancora Battisti-Mogol, nel 1973, potevano permettersi un brano come “La canzone della terra” dove si sentono queste strofe: «Prima cosa voglio trovare il piatto pronto da mangiare e il bicchiere dove bere. Seconda cosa voglio parlare di tutte le cose che ho da dire (..) donna mia devi ascoltare. Terza cosa quando ho finito subito a letto voglio andare e fra la seta della carne tua mi voglio avvolgere fino a mattina e donna senza più nessun pudore puledra impetuosa ti voglio sentire io dolce e impetuosa ti voglio sentire». 

E quale scandalo susciterebbero oggi i versi di “Voglio una donna” di Vecchioni, del ‘92: «Prendila te quella col cervello, che s’innamori di te quella che fa carriera, quella col pisello e la bandiera nera la cantatrice calva e la barricadiera che non c’è mai la sera (...) Prendila te quella che fa il “Leasing” che s’innamori di te la Capitana Nemo, quella che va al “Briefing”, perché lei è dei ramo, e viene via dai meeting stronza come un uomo sola come un uomo». 

Di critiche a Vasco Rossi ne sono state rivolte tante all’inizio della sua carriera, ma si concentravano soprattutto sulle implicite allusioni alla droga ma nessuno urlò a razzismo o sessismo per “Colpa di Alfredo” («Ho perso un'altra occasione buona stasera. È andata a casa con il negro, la troia. L'ho vista uscire, mano nella mano, con quell'africano Che non parla neanche bene l'italiano, ma si vede che si fa capire bene quando vuole. E quella stronza non si è neanche preoccupata di dirmi almeno qualche cosa, che so, una scusa»), roba che l’indignazione per “Tolo di Tolo” di Checco Zalone diverrebbe piccola piccola. E Marco Masini libero di cantare “Bella stronza?”.

Troppo lungo sarebbe l’elenco ma utile può essere ricordare come finanche un capolavoro di Bob Dylan, “Just like a woman” scatenò le ire delle femministe: «She takes just like a woman, yes, she does / She makes love just like a woman, yes, she does / And she aches just like a woman / But she breaks just like a little girl» («Sorprende proprio come una donna, fa l'amore proprio come una donna, ma va in crisi proprio come una bimba»)

Nel 1971, una giornalista del New York Times scrisse che «non esiste un catalogo più completo di insulti sessisti», e fece notare come nella canzone Dylan «definisca la natura delle donne avida, ipocrita, piagnucolosa e isterica». Giusto? Sbagliato? The answer my friend is blowing in the wind.

Quando sul palco dell'Ariston sale... la polemica

Sono tanti precedenti di canzoni-scandalo portate a Sanremo e che hanno fatto rumore con polemiche e veleni. Restringendo il campo in tempi più recenti si ricorda ancora nell’edizione del 1986 la finta pancia di Loredana Bertè, che durante la sua canzone “Re” voleva simulare una gravidanza. Verissima era invece la gravidanza di Romina Power nel 1987, che fece a sua volta scalpore. Nel 1993 Nek esordiente (tra i Giovani) fece insorgere tante donne col suo brano “In te”, canzone apertamente contro l’aborto. 

Nel 2009 fu Povia a scatenare le ire della comunità Lgbt con la canzone “Luca era gay” che parlava di un omosessuale che diventava eterosessuale («adesso sono padre e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato»). Nel 2003 fece scandalo la partecipazione tra le Nuove Proposte di Alina, che all’epoca aveva solo 12 anni (concorrente più giovane della storia del Festival) mentre nel 2010 lo scandalo fu la partecipazione di Emanuele Filiberto con Pupo e Luca Canonici, interprete del brano Italia amore mio. 

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Ultimo aggiornamento: 2020-02-21 01:47:51 | 91.208.130.87