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LUGANO
02.12.2019 - 18:000

L'opera lirica torna al LAC con "La Traviata"

Markus Poschner, direttore principale dell'OSI: «Mettere in scena a Lugano questo capolavoro con un cast di livello mondiale sarà un’esperienza indimenticabile e unica»

LUGANO - Dopo “Il Barbiere di Siviglia”, a distanza di poco più di un anno, l’opera lirica torna al LAC con “La Traviata”. La prima è prevista per mercoledì 17 giugno 2020, ore 20.30, a cui faranno seguito le repliche di venerdì 19, domenica 21 e mercoledì 24 giugno 2020. 

Se l’opera rossiniana inaugurò la scorsa stagione artistica, La traviata di Giuseppe Verdi chiuderà quella di quest’anno; un collegamento ideale tra due lavori che delineano l’inizio di quella che diventerà una consuetudine della programmazione artistica del LAC, che di anno in anno alternerà la produzione e l’ospitalità di un’opera lirica. Un risultato raggiunto grazie alla fattiva collaborazione e alla sinergia produttiva di LAC, LuganoMusica e OSI. 

Per l’occasione il capolavoro di Giuseppe Verdi sarà interpretato dal Maestro Markus Poschner nello storico allestimento di Henning Brockhaus e Josef Svoboba. LAC Lugano Arte e Cultura, Orchestra della Svizzera italiana, in collaborazione con LuganoMusica, presenteranno una produzione dell’Associazione Arena Sferisterio – Macerata Opera Festival e Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi. 

«La strada giusta» - «È un bellissimo momento che ci riempie di gioia e orgoglio. L’opera lirica contribuisce a dare prestigio e visibilità internazionale al LAC e alla città di Lugano. Stiamo scegliendo la strada giusta» ha commentato questo pomeriggio Roberto Badaracco, Capo Dicastero Cultura, Sport ed Eventi della Città di Lugano durante la presentazione dell’evento alla stampa.  

«Ci sono le migliori premesse per un ottimo progetto a Lugano» ha poi aggiunto Luciano Messi, sovrintendente Sferisterio di Macerata. Carmelo Rifici, direttore artistico di LuganoInScena ha parlato invece di una «scommessa già vinta in partenza». La scelta dell’opera è ricaduta sulla Traviata perché, oltre ad avere una vicinanza linguistica, è anche popolarmente amata e conosciuta, e possiede un forte legame con l’arte, ha spiegato Rifici, aggiungendo: «Questa è la Traviata perfetta». 

Collaborazione con l’OSI - Per l’OSI si apre un nuovo capitolo, finora prettamente sinfonica, salvo piccole eccezioni. «Almeno una volta all’anno ci cimenteremo con l’opera» ha svelato Denise Fedeli, direttore artistico-amministrativo dell’Orchestra della Svizzera italiana. «Questo è sicuramente un momento di crescita per l'OSI, che si cimenterà anche con nuove sfide». Tra queste l’abbinamento di una regia “classica” ad una lettura musicale fuori da ogni schema». 

«La Traviata è l'opera più toccante ed emozionante della storia della musica. Mettere in scena a Lugano questo capolavoro con un cast di livello mondiale sarà un’esperienza indimenticabile e unica. Con l’OSI troveremo un nostro nuovo modo di far rivivere l'incredibile radicalità e modernità di questa musica. Ve lo posso promettere fin d’ora. Per me è un sogno che diventa realtà, e non vedo l’ora di iniziare» ha aggiunto Markus Poschner, direttore principale dell’OSI.  

Lo specchio e la scenografia - Lo spettacolo, internazionalmente noto come “La traviata degli specchi”, indaga il sottile confine tra la natura intima e delicata di Violetta e la sua immagine pubblica per mezzo di uno specchio gigante. Questa soluzione scenica creata da Svoboda, grande scenografo e rivoluzionario del teatro, riflette ciò che accade sul palcoscenico, moltiplicandone i punti di vista, amplificandone le scene e invitando il pubblico a scrutare le vicende di Violetta e Alfredo, fino a divenirne parte. 

«Dal punto di vista della scenografia» – ha dichiarato il regista Henning Brockhaus, attualmente impegnato nell’allestimento de Il Contrabbasso di Patrick Süskind al Teatro Biondo di Palermo – «l’unico impianto fisso è un enorme specchio davanti al muro che da un lato limita e concentra l’azione su un punto focale, dall’altra funziona come rispecchiamento e straniamento della verità di un dramma che è tale in quanto riflette per l’ennesima volta il sacrificio di una creatura quale esito tragico del voyeurismo erotico maschile. Oltre a raccontare la storia, raccontiamo anche quello che non è scritto, né con le parole né con la musica. Lo specchio in questo senso funziona alla perfezione come attrattore di realtà offrendo nel contempo una molteplicità di prospettive. Nella mia rappresentazione non nascondo niente, riporto quanto scritto da Dumas, dove il rapporto tra le donne e il denaro è esplicito». 

Uno specchio che aiuta ad immergersi nel momento, attraverso il quale «diventiamo gli spioni di un contesto scabroso» ha aggiunto Rifici. «È un’opera che parla di noi, di elementi molto presenti anche nel nostro tempo come il rapporto con il denaro e il desiderio di scappare dalla realtà, fino alla sfrenatezza sessuale. È un’opera ottocentesca con una visione contemporanea» ha aggiunto Rifici. 

Cast - L’importante cast internazionale vedrà protagonisti per i ruoli principali il soprano Olga Peretyatko nel ruolo di Violetta Valéry – già seducente Violetta ne La traviata al Mariinskij di San Pietroburgo –, il tenore Airam Hernández nel ruolo di Alfredo e il baritono Giovanni Meoni in quello di Giorgio Germont. Per i ruoli minori saliranno sul palco del LAC voci giovani e giovanissime, che hanno già collaborato con l’OSI, compreso il ticinese d’adozione Davide Fersini nel ruolo del barone Douphol.

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