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ITALIALutto per Cesare Cremonini, addio a papà Giovanni

18.09.19 - 15:00
Aveva 94 anni ed era il medico di famiglia di San Lazzaro. «Non smetterò mai di pensarti e cantarti, perché con te il mondo era più bello»
ITALIA
18.09.19 - 15:00
Lutto per Cesare Cremonini, addio a papà Giovanni
Aveva 94 anni ed era il medico di famiglia di San Lazzaro. «Non smetterò mai di pensarti e cantarti, perché con te il mondo era più bello»

BOLOGNA - «Padre, occhi gialli e stanchi, nelle sopracciglia il suo dolore da raccontarmi». Cantava così Cesare Cremonini nel 2002, lasciando ai suoi genitori una canzone-dedica per “scusarsi” della sua assenza. E lunedì 16 settembre papà Giovanni è morto. Aveva 94 anni e a San Lazzaro (Bologna) era conosciuto da tutti in quanto medico di famiglia.

«Quando il tuo babbo è proprio il #Natale in persona», scriveva lo scorso Natale Cesare accanto allo scatto con il suo papà, berretto da Babbo in testa. «Non ho mai conosciuto una persona più seria e ironica del dott. Giovanni Cremonini».

A due giorni dalla scomparsa, sul profilo Instagram del cantante è comparso oggi un"post di addio" che è una tenera dedica: «Eri nostro padre, mio e di mio fratello Vittorio, ma anche “al dutåur”, il dottore, per tutti gli altri. Scegliesti un angolo del mondo per cominciare. Un posto dove nessuno prima di allora aveva mai visto un medico. E dopo tutta una vita dedicata agli altri, hai visto? Oggi in tantissimi vogliono dirti grazie. Al posto mio avresti di sicuro smorzato l’emozione con uno dei tuoi proverbi. I tuoi pazienti sono stati i tuoi figli e io sono orgoglioso di essermi sentito pari a loro. Da ogni visita notturna tornavi con un regalo per me e mio fratello, e mi raccontavi chi erano le persone che avevi guarito. Ci hai insegnato così il valore dell’uguaglianza e della gratitudine nel fare parte di una comunità».

L'ultimo saluto è commovente: «Mi hai visto partire da un pianoforte più alto di me, appoggiato a un muro di casa, dove mi chiedevi di suonare la sera per toglierti la stanchezza, e mi hai visto arrivare dove ho sempre sognato. Non smetterò mai di pensarti e cantarti, perché con te il mondo era più bello. Ma se una canzone che stia al posto tuo non c’è, eccola qua. È come se fossi con me. Ciao babbo».

Il 38enne, qualche anno fa, aveva raccontato di quando il padre aveva avuto un ictus mentre erano insieme. «Stavamo passando una bella serata in due quando le sue parole cominciarono a cadere sul tavolo. La sua voce spariva e tornava accompagnata da un fortissimo mal di testa. Lo portai in ospedale attraversando chilometri di strade in mezzo ai campi senza badare ai semafori e agli incroci. Lo operarono immediatamente e mi ritrovai a pregare per lui nella sala di aspetto. Anche se vorrei non capitasse mai più, quel momento ha cambiato profondamente la mia vita, il mio rapporto con lui e la mia spiritualità. L’intervento riuscì e dopo due settimane di silenzio e balbettamenti mio padre tornò a pronunciare il mio nome correttamente. Pochi giorni dopo era di nuovo in ambulatorio a visitare i suoi pazienti».

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