MICHEL ZYLBERBERG
Yari Copt sul palco di Vallemaggia Magic Blues.
CANTONE
11.09.2019 - 06:010

Yari Copt, il “Radar” indica un cammino solista

Il cantante sta lavorando a un nuovo progetto, senza mettere in un angolo l’esperienza con i Those Furious Flames

LUGANO - Lunedì 2 settembre Yari Copt ha pubblicato il suo primo singolo da solista. S’intitola “Radar” e, come in molti avranno notato, è la sigla della trasmissione che lui stesso conduce su Retetre da qualche giorno.

Yari, parlaci di "Radar".
«È nata dal bisogno di scrivere una sigla per il mio nuovo programma radiofonico, partito mercoledì scorso. Non volevo prendere la solita cover o un jingle, ma scrivere un pezzo originale. All’inizio doveva essere una micro-sigla di 30 secondi: ho chiesto una mano ai miei amici Make Plain, con i quali ho collaborato per “You Are The One” la scorsa estate. Noi lavoriamo sempre molto bene insieme ed è uscito subito un pezzo da tre minuti; l’abbiamo ascoltato un po’ in studio con i produttori e abbiamo deciso di farlo uscire anche come singolo».

Qual è il segno distintivo di questo brano?
«Visto che è pensato per la trasmissione, che si occupa di svelare nuova musica o riscoprire grandi classici, l’ho scritto in un modo particolare: per il testo, a parte la parola “Radar” nel ritornello, ho usato solo titoli di canzoni mitiche, prese dalle prime 120 della classifica di Rolling Stone delle più belle di sempre».

Come hai scelto i titoli che sarebbero andati a comporre il testo? Solo perché suonano bene o sono pezzi che ami?
«Un mix delle due cose: sono tutti grandi classici e canzoni che adoro, però dovevano fare rima e creare un certo senso. Alla fine è nata un po’ una storia di amore e tradimento...».

Hai già avuto qualche riscontro?
«Sì, ho amici da mezza Europa che mi hanno scritto, dicendo che Spotify gliel’ha proposta nella playlist delle nuove canzoni. Pare che stia piacendo molto. Poi, sai, una canzone con un gruppo comporta un investimento da fare, mentre noi l’abbiamo fatta molto in relax. Per non aver ricevuto nessuna spinta sta andando bene. Poi è un pochino un preludio a un progetto solista che farò l’anno prossimo».

Cosa ci puoi anticipare?
«Lo voglio fare per un bisogno mio di sperimentare nuovi generi e suoni, poter suonare anche in una bettola o in un angolo di un evento. Una cosa che con i Those Furious Flames non è possibile, perché siamo una band da grandi palchi».

La domanda è d’obbligo: i Those Furious Flames continueranno a esistere?
«Sì sì, è un progetto che va avanti da 16 anni, è una famiglia. Poi scriviamo delle cose un po’ di nicchia e particolari, qualcosa a sé stante».

Il progetto sfocerà in un album?
«Io sono un “iperattivo-produttivo” e in più un amante estremo della musica, così ho scritto qualcosa di più tranquillo: cose folk, country… Ho in serbo parecchie canzoni e adesso è venuta l’ora di farle uscire».

Avrai dei “compagni di strada”?
«Ci sarà una superband che mi aiuterà. Sono tutti nomi conosciuti in Ticino, ma li svelerò nella prossima intervista (ride, ndr)».

Come procede invece il tuo brand di camicie, la Old Captain Co.?
«Va molto molto bene: siamo adesso presenti in 30 negozi in Svizzera e, dalla prossima stagione, in tre negozi internazionali (tra America e Germania). Inizia anche un noto negozio di Lugano questo ottobre per poi muoversi nel resto della Svizzera. Per essere una start-up di tre anni le cose vanno alla grande».

Piccola provocazione: a quale Capitano daresti una delle tue camicie del Vecchio Capitano, a Matteo Salvini o a Carola Rackete?
«A Oliver Hutton (il protagonista del cartone animato “Holly e Benji”, ndr).

Proporrai “Radar” dal vivo appena possibile, magari durante i concerti dei Those Furious Flames?
«No, adesso siamo focalizzati sull’uscita dell’album, che arriva alla fine di un grande lavoro di quattro anni. L’attenzione fino alla fine dell’anno sarà tutta sulla band e questo bel disco».

MICHEL ZYLBERBERG
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