Dei fan hanno fatto causa alle presunte vittime di Michael Jackson

L'accusa ai protagonisti del documentario "Leaving Neverland" è di vilipendio alla memoria di un defunto, in totale chiesti danni per... 2 euro: «È una questione di cuore»
PARIGI - Tre gruppi di fan hanno fatto fronte comune per portare in giudizio in una corte francese i due protagonisti dell'assai discusso documentario di Hbo "Leaving Neverland", ovvero Wade Robson e James Safechuck.
I due uomini (che oggi hanno 41 e 37 anni), presunte vittime di reiterati abusi da parte del Re del pop, avevano raccontato a lungo - e senza lesinare nei dettagli - la loro relazione con Jackson verso la fine degli anni '80.
«Sentire quelle cose mi ha fatto piangere e venire da vomitare», ha raccontato una delle querelanti Myriam Walter (62 anni) e infermiera in pensione, «so che quelle cose non possono essere successe, lo hanno fatto solo per i soldi».
Walter, sebbene non sia francese, è una degli appartenenti a tre gruppi internazionali di fan che hanno voluto sporgere denuncia in Francia, per la precisione a Orleans, per tentare di fare giustizia. Il motivo? Solo in Francia esiste il reato di "vilipendio alla memoria di un defunto".
Robson e Safechuck sono stati querelati per la cifra simbolica di 1€ a testa: «Non è una questione di soldi, ma di cuore», ha commentato l'avvocato dei querelanti Emmanuel Ludot che nel 2014 aveva già ottenuto in tribunale 1 € simbolico dall'allora dottore di Jackson per il dolore causato ai fan, «il dolore di queste persone è sincero».
Dal canto suo l'ex-infermiera si è presentata di persona in tribunale: «Aveva un grande cuore, non è giusto accusare una persona che non può nemmeno difendersi perché è morta».
La decisione del giudice dovrebbe arrivare il prossimo 4 ottobre.




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