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CANTONE
10.04.2019 - 06:010

Quando la Valle si fa noir: fra passatori, gelo e delitti di sangue

La mette in scena (e pure bene) “Il mangiatore di pietre” nei cinema ticinesi da questo giovedì. E c'è anche un pizzico di Val Bavona

LUGANO - Passa le sue giornate in Valle a cacciare animali selvatici e a scolpire il legno ma, in un passato lontano ma ancora presente, si guadagnava da vivere facendo il passatore e il trafficante.  

Un giorno però la tormentata routine di Cesare (Luigi Lo Cascio) viene interrotta quando ritrova il corpo senza vita del suo figlioccio Fausto, ucciso da non si sa chi. 

“Il mangiatore di pietre”, tratto dal romanzo omonimo di Davide Longo e diretto da Nicola Bellucci, arriva nelle sale ticinesi a partire da questo giovedì. Coproduzione Rsi ambientato nella piemontese Val Baraita è stato girato in parte anche in Val Bavona.

«Per me è un film di frontiera, in tutti i sensi», ci racconta il regista, «non solo per quanto riguarda i confini territoriali, come quelli solcati di sfroso dai passatori, ma anche per quanto riguarda l’essere umano, la vita e la morte».


Di frontiera (e internazionale) è anche il cast nel quale spiccano il già citato Lo Cascio e gli svizzeri Bruno Todeschini e Ursina Lardi, una scelta voluta?

Per me è stato importante che anche gli attori avessero questo respiro transfrontaliero, così come lo sono i personaggi. Avevo bisogno delle persone giuste, e le ho trovate. Girare in montagna è una sfida, il tempo e la luce cambiano costantemente per questo era fondamentale che gli attori riuscissero a fare la scena al massimo in due-tre take».


Al centro della scena e al di sopra degli esseri umani ci sono la roccia, la neve e il gelo, quanto è stata dura fare questo film?  

In realtà è stata una vera e propria odissea, abbiamo girato in gennaio praticamente sempre con temperature che andavano dagli 0 ai -15 gradi, un gelo costante tanto per la troupe quanto per gli attori. È stato faticoso e vessante per tutti, alla fine eravamo esausti.


Gli scorci di Valle sono splendidi: tetri e spietati come la storia...

«Merito del direttore della fotografia, per trovare le location giuste ci siamo appoggiati a partner locali come le Film Commission. In alcuni casi mi sono mosso di persona, sono stato mesi in Piemonte a cercare i posti giusti»


E per quanto riguarda la Val Bavona?

Lì abbiamo girato le scene dell’attraversamento dei passatori, sono state quelle più impegnative. Il set era situato alla diga di Robièi, per salire in alto abbiamo dovuto caricare tutto sulla funicolare e battere personalmente la neve per posizionare i fari e le macchine da presa. È stata davvero un’impresa. Anche per gli attori non è stato affatto facile, alcuni di loro avevano il viso così congelato da non riuscire a dire le battute.


Della criminalità di altura si parla davvero poco, eppure è una realtà con radici ben profonde...

Sì e soprattutto in queste valli piene di vuoto ma che danno sul confine, passatori e spalloni si fondono nella cultura e nelle abitudini di quelle popolazioni. Mentre lo giravamo avevamo qualche dubbio, ci preoccupavamo che non fosse più attuale e che le sue tematiche risultassero vuote.

Ma invece non è stato così. Penso riesca a essere universale e risuonare, soprattutto in Ticino. Durante l’anteprima di Ascona in diversi mi hanno detto: “Ho rivisto la vita di mio padre e dei miei nonni”. 

«Luigi era diventato un gigante»

Freddo e neve, niente di più lontano da un siciliano come Luigi Lo Cascio: «In effetti era decisamente fuori dal suo ambiente», ride Bellucci, «però l’ha presa come una sfida personale e ha fatto un lavoro incredibile sul personaggio. Si è praticamente trasformato, anche fisicamente davvero non sembrava più lui. Per quanto riguarda la presenza poi, sembrava davvero un gigante... lui che è uno così gracilino!».

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