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CANTONE
01.04.2019 - 06:010
Aggiornamento : 11:31

Nelle scuole col salvagente sotto braccio: la “follia” di Andrea Bertagni

Così lo scrittore ticinese promuove "La grande alluvione", romanzo apocalittico e di sensibilizzazione ambientale: «Se non facciamo qualcosa subito…»

LUGANO – Si presenta nelle classi scolastiche, e perfino in televisione, con un salvagente sottobraccio. Così Andrea Bertagni, classe 1978, giornalista e scrittore di Lugano, sta portando avanti la sua personale battaglia per la salvaguardia del pianeta. In particolare dopo la pubblicazione del suo terzo romanzo, "La grande alluvione" (Edizioni Tralerighe). Di recente Bertagni ha pure fatto visita ai bimbi della scuola dell'infanzia di Campione d'Italia.


Di recente Bertagni ha pure fatto visita ai bimbi della scuola dell'infanzia di Campione d'Italia. 

Partiamo proprio da qui. Dopo la prima tappa a Milano, città in cui è ambientato il romanzo, ecco Campione d'Italia. Perché?

«Campione vive una grande emergenza sociale. Il mio libro parla di emergenza climatica e di integrazione di etnie. C'è una certa affinità. Coi bambini e con i loro genitori abbiamo affrontato varie tematiche sul futuro del pianeta, in maniera spontanea. È stato bello». 


«Campione vive una grande emergenza sociale. Il mio libro parla di emergenza climatica e di integrazione di etnie».

Il suo primo romanzo ("Una montagna d'oro") era storico. Il secondo ("La bambina nel bosco") un giallo. Ora arriva un libro di critica sociale. Chi è veramente lo scrittore Bertagni? 

«Ma guardate che c'è un fil rouge. Se ci fate caso, io racconto sempre il territorio. Quello del Gottardo, quello dei boschi ticinesi. E ora quello della metropoli, confrontata con problemi legati all'ambiente e all'integrazione». 

Ambientare il nuovo romanzo a Milano, con annessa campagna promozionale, è sembrata una "furbata" per accaparrarsi il grande pubblico italofono. È così?

«No. Milano io la frequento spesso. La cultura poi non deve avere confini. Tra l'altro Milano è una città oggettivamente inquinata. E in cui si pone il problema della convivenza tra varie etnie». 

"La grande alluvione" è ambientato in un futuro apocalittico, tra il 2037 e il 2050. Cosa la preoccupa maggiormente?

«Ho una bimba di 7 anni, Claudia. Penso spesso a lei e a quello che le rimarrà. Essere padre mi ha portato a guardare un po' più in là. Per questo ho creato l'hashtag tuttoquestoungiornosaratuo». 

A Lugano è in corso la settimana della sostenibilità. Il tema è di stretta attualità. Prevede incontri anche nelle scuole della Svizzera italiana?

«Assolutamente sì. Ci mancherebbe». 


"La grande alluvione" (Edizioni Tralerighe).

Torniamo al salvagente. Perché questo simbolo?

«Perché se non facciamo qualcosa subito, e con convinzione, dovremo trovare davvero dei salvagenti per salvarci. E a quel punto il salvagente, forse, non rappresenterà più una semplice metafora». 

 

 

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