STATI UNITI
25.02.2019 - 17:350

Trump e il «colpo razzista» di Spike Lee

Polemica a distanza tra il regista e il presidente nella notte degli Oscar

LOS ANGELES - Quasi ogni Oscar ha un momento "politico". Quello di quest'anno è stato gentilmente fornito da Spike Lee quando è salito sul palco per ritirare la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale per "BlacKkKlansman".

Il cineasta ha fatto una precisa "dichiarazione di voto" anti-Trump durante il discorso di accettazione del premio: «Mobilitiamoci tutti, andiamo dalla parte giusta della storia. Facciamo la scelta morale tra amore e odio. Facciamo la cosa giusta!». Poi ha rincarato la dose nel corso di una conferenza stampa post-cerimonia. Alla domanda se il suo film abbia cambiato l'America, Lee ha risposto richiamando alla memoria dei presenti i fatti di Charlottesville - dove nel 2017 si tenne una manifestazione di suprematisti bianchi e una contro-manifestante fu investita e uccisa da un estremista di destra. «Il presidente degli Stati Uniti non ha rifiutato, confutato e non ha denunciato il Klan, l'estrema destra e i neonazisti. Questo film resterà a testimonianza che siamo dalla parte giusta della storia».

Parole che non hanno fatto per niente piacere a Donald Trump, che le ha lette come un'offesa personale. L'inquilino della Casa Bianca ha preso in giro Lee per aver letto una serie di appunti e lo ha accusato di aver sferrato un «colpo razzista» al suo presidente e di «aver fatto di più per gli afroamericani (riforma della giustizia criminale, più basso tasso di disoccupazione della storia, sgravi fiscali eccettera) di qualsiasi altro presidente!».

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