Gianni Ghisla
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CANTONE
29.01.2019 - 06:010

Gianni Ghisla: da Comano fino alla fine del mondo

Da poco in pensione si è fatto un regalo prezioso: un viaggio di 60mila km - una volta e mezzo la circonferenza della terra - tra Europa, Asia e le Americhe

LUGANO - Originario di Mergoscia, classe 1954, Gianni Ghisla è da poco andato in pensione e si è fatto un regalo prezioso: un viaggio di 60mila km - una volta e mezzo la circonferenza della terra - tra Europa, Asia e le Americhe. Chilometri macinati in sella alla sua inseparabile motocicletta - che lui chiama affettuosamente Arianna -  e che è stata, insieme alla moglie Graziella, la sua fedele compagna di viaggio in giro per il mondo.

Quando è scoccata la scintilla che ti ha fatto dire “Vado alla scoperta del mondo”?

«Non c'è stato un momento specifico in cui ho avuto questa illuminazione. L'idea è cresciuta e maturata negli anni ed è arrivata naturalmente la decisione di partire. È stato il coronamento di
un sogno cullato per molto tempo. Come sosteneva Sant'Agostino: “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina”. Questo modo di vivere il viaggio mi ha sempre affascinato e da qui sono partito».


Gianni Ghisla

A proposito di libri, il frutto di questo viaggio è “Sguardi sul mondo” (edito da Salvioni edizioni), 300 pagine piene di suggestive fotografie e racconti. Scrivi: “Viaggiare per meravigliarsi, interrogarsi, conoscere”. Ci sono stati episodi che hanno lasciato tracce indelebili dentro di te?

«Sì, molti incontri. Per esempio quello con Sacha e Safet in Asia, due ragazzi serbo-bosniaci che hanno lottato l'uno contro l'altro durante la guerra nell'ex Jugoslavia. Lavoravano sull'altipiano del Pamir in Tagikistan: toglievano le mine lasciate dai russi quando si sono ritirati dall'Afghanistan. Oggi i due acerrimi nemici del passato sono amici. Safit mi disse con un sorriso sulle labbra: “Sai, io sono qui solo perché Sacha era un pessimo soldato, altrimenti non sarei sopravvissuto”. Questo dimostra che la riconciliazione é sempre possibile.

Viaggiando negli Stati Uniti direzione sud incontrammo una coppia di Los Angeles, anche loro centauri. Abbiamo stretto una bella amicizia che ci ha fatto sostare a casa loro in California per una settimana. Di ritorno in Ticino sono poi venuti da noi a Comano. È meraviglioso come si possano imbastire delle sincere amicizie in un attimo.

C'è stato anche l'incontro con un impiegato alla dogana tra Cile e Argentina originario di Poschiavo: suo nonno era emigrato durante la Prima guerra mondiale e così tra una chiacchiera e
l'altra le procedure burocratiche sono filate lisce. Da lì siamo approdati alla “Svizzera argentina” dall'altra parte delle Ande: sembrava di essere in Engadina ma eravamo vicini alla Patagonia, quel paese di nessuno tra Cile ed Argentina ai confini del mondo.

Dagli esseri umani alla natura il passo e breve continuando a parlare dell’arte del meravigliarsi: nel nord dell'Argentina infatti ci sono dei colori mozzafiato legati al deserto di Atacama che si affaccia sulla parte cilena... Proseguendo verso sud si approda alla Patagonia: uno spettacolo affascinante per i paesaggi incredibili. L'atmosfera intensa, vivace e al tempo stesso ripiegata su se stessa. Ti ritrovi poi nella Pampa che ha orizzonti infiniti mentre il vento che scende dalle montagne ti accarezza e le nevi eterne ti lasceranno per sempre quella sensazione di pace interiore».


Gianni Ghisla

Hai mai temuto per la vostra incolumità durante quest'anno in giro per il mondo?

«No, mai. Prima di partire avevo impostato il viaggio all'insegna dell'incontro: il blog infatti si chiama “Agoramondo” - quindi il mondo come luogo d'incontro -. Quando ci si sveste dai
pregiudizi, si smettono gli abiti del turista classico succede quel qualcosa per cui il mondo si apre e di riflesso si aprono le persone. Abbiamo sempre incontrato l'ospitalità della gente sentendoci così accolti e coccolati. Ci sono dei paesi in cui l'ospitalità è più marcata di altri. Ricordo l'Iran che mi ha infinitamente sorpreso: sono eccezionali, premurosi, attenti. Anche la Colombia mi è rimasta nel cuore per la sua incondizionata generosità. Trovo sia una questione di reciprocità: se vai incontro alla gente, la gente ti viene incontro. Non ho mai avuto timore, nemmeno quando viaggiavo con mia moglie Graziella - che mi ha accompagnato per la tratta nelle Americhe - . Avevamo un pò di timore nell'attraversare il Sud America ma poi le preoccupazioni sono evaporate dal momento in cui siamo approdati lì. Abbiamo lasciato il posto all'arte del lasciarsi sorprendere sia dalle persone che dalla cultura».


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Non è mai andato storto nulla?

«Niente di particolarmente impegnativo. Si, ci sono stati dei piccoli intoppi di carattere tecnico o organizzativo. Tutto era comunque in correlazione con gli umori del giorno. Il viaggiare in fondo è una metafora della vita: ci sono giorni che vanno storti ma se lasci spazio alle possibilità, il giorno dopo incontri qualcuno che può tenderti la mano e quindi riemergi da quel momento di difficoltà o tristezza.

Riguardo al viaggio con mia moglie Graziella: dopo 30 anni di matrimonio un viaggio in sella a una motocicletta in giro per il mondo non si può dire sia tutto all'acqua di rose (ride, ndr). Evidentemente il quotidiano ti raggiunge e ti impegna altrettanto nel viaggio come quando si è a casa. La differenza è l'arte dell'arrangiarsi, dell'apertura mentale, del non pendere troppo sul serio situazioni che spesso possono scivolare via senza troppe storie».


Gianni Ghisla

Che effetto ti fa essere tornato a casa ?

«Ogni viaggio fortunato si conclude con il ritorno a casa. Il ritorno però è anche sinonimo di ripartenza e quindi è un modo per riprendere la ricerca di se stessi, perché se riuscissimo per caso
a trovare noi stessi saremmo alla fine del viaggio e questo non è possibile. Questa è la legge dell'eterno ritorno come l'hanno definita i filosofi. Per noi esseri umani quindi il fascino del
viaggiare è che non ha mai fine».

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