FOTO EMANUELA SCARPA
Trine Dyrholm nei panni di Nico.
CANTONE
09.03.2018 - 06:010

Susanna Nicchiarelli: «Vi racconto com'era l'altra Nico»

Nell’ambito de L’immagine e la parola, sabato 17 marzo alle 21 al GranRex di Locarno, sarà proiettato in anteprima svizzera - alla presenza della regista - “Nico, 1988”

LOCARNO - La rassegna primaverile di Locarno Festival quest’anno ruoterà attorno all’universo femminile, alla maternità. Tra le pellicole in proiezione, il capolavoro - in corsa con nove candidature, tra cui quella come Miglior film, ai David di Donatello - scritto e diretto da Susanna Nicchiarelli, che porta sul grande schermo gli ultimi anni di vita di Christa Päffgen, in arte Nico (di cui veste i panni Trine Dyrholm): cantante, musicista, attrice e modella tedesca che, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, recitò anche per Lattuada (“La tempesta”, 1958) e Fellini (“La dolce vita”, 1960). Poi, nella seconda metà degli anni Sessanta, sbarcò a New York, trasformandosi nella musa di Andy Warhol, colui che la volle nel primo album dei Velvet Underground, da lui prodotto nel 1967 (“The Velvet Underground & Nico”, ndr).

In tanti sostenevano che possedesse «la bellezza suprema», Nico, colei che prestò a Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker una vocalità cupa, profonda e, per certi versi, androgina. Una vocalità, attraverso cui continuò a sperimentare, in solitaria, componendo la sua musica fino alla fine, fino alla morte (avvenuta nel 1988), elevandosi a punto di riferimento assoluto per la new wave e per il gothic rock.

Prima di partire per la Grande Mela, nel 1962, Nico ebbe un figlio da Alain Delon, Ari, che l’attore non ha mai riconosciuto. Il film di Susanna Nicchiarelli porta agli spettatori la seconda vita di Christa Päffgen, quella vissuta dopo Warhol e i Velvet Underground. Quegli anni che la portarono a ritrovare sé stessa - in giro per l’Europa con la sua musica - e, soprattutto, a recuperare il rapporto con il suo unico figlio.

Susanna, perché hai scelto di lavorare sull’altra Nico, ossia quella post Warhol e Velvet Underground?

«A me interessava fare un film su una star che fosse diverso, per così dire, da tutti gli altri film sulle star. Questo proprio per il fatto che Nico ha  
avuto una vita interessante come artista e come donna in una fase successiva rispetto a quella che tutti conoscono. Di lei, normalmente, si parla in funzione degli uomini con cui è stata, così come in funzione del suo periodo alla Factory, in compagnia di Warhol e dei Velvet Underground. Mentre, invece, questa donna, terminato il periodo da modella, in realtà, intraprese una carriera di artista, di cantante, che fu estremamente più interessante rispetto a quel suo ruolo, se vogliamo, di ragazza immagine...».

Presumo tu abbia scoperto Nico un po’ come tutti...

«Beh, sì… La sua voce l’ho sentita per la prima volta ascoltando quel disco (“The Velvet Underground & Nico”). Avevo 20 anni».

Nel film emergono numerosi dettagli che, se non sbaglio, ancora nessuno aveva raccontato, né su carta, né al cinema o in tv… Come ti sei mossa per le ricerche?

«Inizialmente, ho letto, visto e studiato tutto ciò che ho potuto… Dopodiché, ho lavorato con fonti dirette. Per cui sono andata a “recuperare” le persone. Persone che mi hanno dato sensazioni ed emozioni. Che poi era questo che cercavo...».

Ti riferisci ad Alan Wise, il suo manager?

«Certo. Che poi, purtroppo, è morto poco prima di iniziare le riprese...».

Alan che nel film hai però chiamato Richard...

«Esatto. È accaduto perché ho cambiato un po’ il personaggio e poi anche per volontà dello stesso Wise».

Era realmente innamorato di Nico?

«Beh, sì, lo era… Ma non si è mai dichiarato...».

E del tuo incontro con Ari, che vuoi dirmi?

«È stato fondamentale, così come l’incontro con Domenico Petrosino, ossia Dome La Muerte dei Not Moving».

Raccontami di Petrosino…

«Come si vede nel film, quando il tour di Nico arrivò in Italia, Domenico la ospitò a casa sua. E diventarono molto amici. Perciò, ha potuto parlarmi di questa donna in un modo estremamente interessante, diverso, direi...».

Che tipo di madre è stata Nico?

«Ari i primi quattro anni di vita li ha vissuti con Nico a New York, ma lei non era in grado di tenerlo. Dopodiché, il bambino si ammalò e incominciò ad occuparsene la nonna, la madre di Delon, nonostante quest’ultimo non fosse d’accordo. Nico andava a trovarlo molto raramente - una volta passarono addirittura tre anni -, e solo quando lui era già un ragazzo riuscirono a ricostruire un rapporto. Un rapporto strettissimo, di grandissimo amore».

Eccetto i pochi cambiamenti apportati al personaggio di Wise, per il resto la pellicola attinge completamente alla realtà?

«Sì, anche se la realtà, devo dire, l'ho rielaborata come ho ritenuto opportuno».

In che senso?

«Nico era chiaramente un punto di riferimento, ma sapevamo che se ci fossimo spinti troppo sull’imitazione, sul racconto della verità, il film sarebbe stato molto meno emozionante. Come accade spesso, del resto...».

Raccontami ora della scelta di Trine Dyrholm per il ruolo della protagonista...

«Oltre chiaramente a piacermi molto come attrice, ho voluto scegliere una donna che non le somigliasse troppo. L’idea che il pubblico guardi il film cercando Nico mi spaventa. E così facendo, sono convinta che non lo godrebbe appieno».

Cosa ti auguri possa lasciare questa pellicola allo spettatore?

«Forse il coraggio di vivere il proprio presente, senza crogiolarsi nei rimpianti e nella nostalgia. Da Nico, secondo me, possiamo imparare questo...».

Info: pardo.ch

 

 

 

 

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